Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/05/2026
Visitatore n. 753.987



Data: 26/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Aiuti alle categorie deboli». Damiano: «Tesoretto allo stato sociale»

Cresce il dibattito Dini: «Ma non c'è alcuna possibilità di rivedere l'accordo sul welfare»

ROMA. Sette miliardi e 800 milioni in più di entrate fiscali e si scatena il dibattito su un eventuale «tesoretto». «Vada ai più deboli», «Allo sviluppo»,«Alla ricerca». Poi ci sono quelli che di discutere farebbero volentieri a meno: «Non ricominci la discussione - implora Mauro Fabris, Udeur - l'Unione ha già pagato un prezzo politico della precedente andata avanti per mesi». Anche il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, smorza: «Quando l'extragettito sarà accertato in Finanziaria decideremo, in maniera trasparente, secondo priorità che vedono al primo posto la giustizia sociale, lo sviluppo e la sicurezza». Poi aggiunge: «Non mi associo al contagio straordinario di virus bipartisan per il quale si fanno gli annunci, poi su di essi si litiga lasciando scontenti tutti gli italiani che vivono un dibattito surreale mentre nulla di quanto si dice risponde alla realtà». «Surreale» è termine che usa anche Vincenzo Visco, viceministro all'Economia, a proposito della polemica recentissima sulle rendite fiscali: «Davvero surreale perché il Parlamento ha stabilito che per il momento le aliquote delle rendite finanziarie non sarebbero state toccate». Però il gioco «Che fare dei soldi?» stuzzica.
«Le risorse in più dovranno essere destinate allo stato sociale e in particolare a quelle categorie svantaggiate come i disabili e le persone non autosufficienti. Questa è destinazione da dare alle risorse in più, oltre alla riduzione fiscale per pensionati e lavoratori» dice il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. «Possiamo rivedere l'accordo sul welfare, ora le risorse ci sono» dice Marco Rizzo, Pdci. Argomento che fa drizzare le antenne a Lamberto Dini, senatore dell'Ulivo: «Sono solo chiacchiere, non c'è nessuna modifica, non c'è nessuna possibilità di rivedere l'accordo. Bisognerebbe smetterla di fare affermazioni del genere». Poi Dini ricorda che «nel Dpef ci sono spese per 19-20 miliardi: il nuovo contratto degli statali, la riforma pensionistica, le infrastrutture». L'extragettito non basta e Visco in proposito dice che «aspetta al varco gli alleati di maggioranza» perché la «Finanziaria che verrà sarà quella dei tagli di spesa». Dice anche che Montezemolo fa demagogia e che la vera emergenza è l'evasione fiscale. Poi risponde su una questione controversa: «Che fine hanno fatto le nostre tasse? L'Italia è l'unico Paese in cui 20 punti di Pil vanno a finanziare la spesa per interessi sul debito pubblico e le pensioni. Negli altri Paesi si arriva al 15%». Colpa degli anni 80, quando il debito passò dal 54% al 124% del Pil nel 1992. «Questo dato storico viene rimosso come se fosse possibile smettere di pagare i debiti. In certe fasi l'unica aletrnativa possibile a questo paese è stata l'Argentina, Berlusconi e Tremonti ci hanno portato molto vicini a una situazione di quel genere» dice ancora Visco. E sul futuro prossimo: «Forfettizzazione per le imprese marginali e Ires ridotta per le imprese come accade nel resto d'Europa».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it