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Pescara, 15/05/2026
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Data: 26/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso e Pastore: è già sfida per il sindaco. Il primo verso la candidatura bis, il notaio di Fi in campo su ordine di Roma

Gli ostacoli Teodoro e Pagano, i nodi del Pd gli scenari possibili

PESCARA. Per qualcuno la sfida è già partita, ed è una sfida tra «colossi». Luciano D'Alfonso si avvia alla candidatura bis per la carica di sindaco, e per il voto di primavera potrebbe trovare sulla sua strada un avversario di pari calibro: il senatore Andrea Pastore. Il notaio di Forza Italia, in vacanza in montagna, fa sapere ai suoi fedelissimi di non essere disponibile. Ma le pressioni sono forti.
Il nome di Pastore per le amministrative del 2008 sarebbe stato fatto addirittura in ambienti romani. Il voto di Pescara, del resto, è sempre stato ritenuto dalla Casa delle Libertà un test importantissimo anche per le politiche. Basti ricordare che il comune adriatico fu il primo capoluogo di provincia, nel 1994, a regalare un sindaco "azzurro" a Silvio Berlusconi, che non smise mai di essere grato a Carlo Pace per l'impresa, ripetuta poi nella successiva legislatura. Così, visto anche il potenziale dell'avversario in campo, l'ordine di scendere in campo per il notaio di Forza Italia potrebbe arrivare da molto in alto. Anche perché le quotazione di Nazario Pagano, il consigliere regionale di Fi indicato sino ad oggi come il più probabile candidato a sindaco del centrodestra per le comunali del 2008, sono scese improvvisamente, proprio per contrasti interni al suo partito. Pagano si è infatti schierato apertamente con il nuovo Partito delle Libertà che per il momento esiste solo nel cassetto di un notaio e nel volto affascinante della signora Brambilla. Pastore, che è anche coordinatore regionale di Forza Italia, frena. E una nota del suo vice, Giuliano Grossi, bacchetta così lo scalpitante Nazario: «E' possibile che il cedere al fascino del nuovo (legittimo, soprattutto se veste i tratti della signora Brambilla), porti a dimenticare o a sottovalutare quanto Forza Italia abbia rappresentato e rappresenti per i nostri elettori, ma anche per noi stessi, in termini di politica, buona amministrazione e senso dello Stato?». Senza contare che la candidatura a sindaco di Pagano era già contrastata da altre insidie e altre aspirazioni all'interno del partito di Berlusconi, come quelle dell'ex presidente della Gtm Ricardo Chiavaroli, fedelissimo di Sabatino Aracu. Non sta meglio Luciano D'Alfonso, la cui candidatura bis avrebbe già incrociato un grosso ostacolo all'interno del centrosinistra. A mettersi di traverso è la potente famiglia Teodoro di San Donato, con in testa il vice sindaco Gianni, che ricopre la delega alla polizia municipale. I motivi sono tanti: primo, l'aspirazione alla candidatura a sindaco dello stesso Teodoro, che dopo aver detto addio a Forza Italia, fu determinante alle comunali del 2003 per la vittoria di D'Alfonso e del centrosinistra, grazie all'apporto fornito dalla sua lista civica. L'altro motivo sta nello scontro, finito in procura, tra il vice sindaco e il comandante dei vigili urbani Erneso Grippo, che ha assunto i gradi di colonnello proprio su incarico di D'Alfonso. Gli altri ostacoli sono di natura politica. La scelta del candidato sindaco va ad incrociarsi con il cammino del Partito democratico, che nascerà ufficialmente il 14 ottobre. La forza di D'Alfonso sarà quella di presentarsi agli elettori con un bilancio in attivo: nei primi due anni del suo mandato la città ha visto realizzate opere che non erano state compiute negli ultimi venti anni, anche se accompagnate da un eccesso di propaganda (come la mostra dei 100 manifesti). Pesa, invece, il silenzio di oggi del sindaco sulla crisi idrica che ha segnato la città per un mese e i contrasti interni al suo partito. D'Alfonso è in corsa per la guida del Pd in Abruzzo, che il presidente del Senato Franco Marini intende affidare all'assessore regionale teramano Tommaso Ginoble. Una sfida su troppi fronti, ma ancora aperta.

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