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Pescara, 15/05/2026
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Data: 29/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Il binario morto dello sviluppo industriale. Stazione del Nucleo in disuso, scelta un'altra area per le officine ferroviarie

SULMONA. C'è il fabbricato, anche se usato a mo' di deposito; ci sono i binari, seminascosti tra le erbacce; e poi scambi, cunette, fogne. C'è pure qualche motrice da manovra ferma qua o là. Costata miliardi (in lire), inaugurata nel 2000, la stazioncina sul raccordo del Nucleo industriale da «rampa di lancio dell'economia locale», è diventata la classica cattedrale nel deserto, il binario morto sul quale sono naufragati progetti, svaniti sogni e ambizioni di sviluppo. L'avevano descritto al ministro Bersani, durante una visita a Sulmona nell'aprile del 2000, sul punto di animarsi di decine di carri merci, carichi ora di bibite della Campari, parquet della Cosmo o componenti elettronici della Finmek. Erbacce e ruggine ne hanno preso "possesso" ben prima che il destino di gran parte dei potenziali utenti si compisse. Il minimo uso che se ne fa non basta a cancellare neanche la ruggine su uno dei binari.
Ignorata da Trenitalia, dimenticata dal Nucleo esclusa da ogni progetto. Anche da quelli che avrebbero potuto avvantaggiarsene. Infatti, quando nei cassetti della giunta caduta sono stati rinvenuti i progetti di un nuovo insediamento industriale, un'officina per la manutenzione di carri ferriovari (RailOne) s'è dovuto prendere atto s'ingnorava del tutto il Nucleo, la sua stazione e i tanti opifici vuoti e si proponeva di realizzare una nuova linea. In tutt'altra direzione. Quasi un'appendice alla già contestata metropolitana leggera.
Ora quel progetto torna a far discutere. Si osserva che né lo studio commissionato professor Mauro, né la variante al piano regolatore del Nucleo pensavano di insediare fabbriche tra il Morrone e la Maiella, con l'eremo di Celestino e Pacentro di sfondo. Un luogo, si spiega nel progetto, scelto non tanto per la manutenzione ferroviaria ma piuttosto per l'altra metà dell'idea, il cementificio. Un progetto che alimenta veleni e sospetti di speculazioni fondiarie di questo o quel potente o congiunto. L'amministrazione comunale aveva tenuto il dibattito soffocato, si dice, per evitare tensioni aggiuntive fra Margherita e Ds. Ma ora che la giunta è caduta e la fusione nel partito democratico quasi fatta, sotto la Quercia riemergono forti dubbi sull'opportunità di «insegne» a forma di ciminiera alla porte del parco della Maiella

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