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Pescara, 09/05/2026
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01/09/2007
Il Centro
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Inflazione ferma, scontro sui prezzi. Fermo richiamo dell'Unione Europea che segnala spinte speculative in Italia, Francia, Germania e Olanda |
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Pane e latte: per l'Istat rincari fino al 4%, per i Consumatori si sfiora il 20% ROMA. La Finanziaria ancora non c'è, ma Prodi, Padoa-Schioppa, Bersani e Santagata ne discutono per un'ora e mezza. Devono farlo perché Prodi è in partenza per Amman, perché dai ministeri già si frena contro eventuali tagli, perché dopo la questione tasse se ne affaccia un'altra di impatto altrettanto forte: prezzi. E prezzi che toccano direttamente la gente, i prezzi alimentari con due rincari su tutti, anche questi «pesanti»: pane e latte. Aumento dei prezzi che chiama in causa le strategie della Finanziaria. «Le risorse recuperate dall'evasione - spiega Dario Franceschini, capogruppo alla Camera per l'Ulivo - andranno a ridurre la pressione fiscale sulle categorie più svantaggiate». E Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, torna a chiedere misure a sostegno di chi è in affitto. Il calendario si arricchisce di una convocazione, la settimana prossima, per i capigruppo dell'Unione e i segretari dei partiti della maggioranza. Fronte prezzi. L'Istat rende note le anticipazioni per l'inflazione di agosto. Su base annua siamo all'1,6%, su base mensile al +0,2%. Ma sugli alimentari l'aumento annuale è molto più forte: 2,4%. Un incremento superato solo dai mobili e gli articoli per la casa (+2,6%), e da alberghi e ristoranti che, come si sa, in agosto tartassano (+3,1%). Sull'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari interviene anche l'Unione europea ed è per dire che hanno ragione le associazioni consumatori di Francia, Germania, Olanda e Italia: ci sono aumenti inspiegabili, non giustificati. E proprio lì dove gli aumenti fanno più male, latte e pane. «Gli aumenti dei prezzi per il latte nei supermercati di alcuni stati membri - dice la commissaria all'agricoltura, Mariann Fisher Boel - non sono giustificati dalla situazione legata all'approvigionamento del prodotto sul mercato europeo. Per i cereali c'è stata una minor offerta sul mercato, ma considerando che il contributo della materia prima sul prezzo finale è relativamente piccolo spero che i supermercati e i negozianti si comporteranno in maniera responsabile. Poi arriva anche la cifra esatta del «peso» del grano nel prezzo del pane: 5%, ovvero cinque centesimi per ogni euro. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno fatto proprie rilevazioni. Contestano, come ormai avviene da tempo, i dati Istat. L'Istituto di statistica ha rilevato picchi del 4% di aumento per il pane, secondo le associazioni consumatori siamo al 20%. E, dicono i consumatori, non sono «le allarmistiche associazioni né i consumatori piagnoni» a dirlo, ma le stesse catene della grande distribuzione che segnalano - osservano le associazioni - un +20% per la semola, +10-20% per la pasta, +20-30% per le farine, +20% per il burro, +10-20% per latte e derivati, +5% per lo yogurt. Sbandierando queste cifre i consumatori chiedono un incontro urgente al governo che giovedì, al termine del consiglio dei ministri, aveva tenuto un vertice ad hoc per poi dichiarare: «Non c'è un'emergenza prezzi, ma ci sarà sorveglianza perché non ci siano abusi». La questione del prezzo del latte merita un approfondimento. Da 20 anni vige in Europa il sistema delle quote di produzione, ma la Commissione europea si sta orientando verso la cancellazione, tanto che arriverà un aumento delle quote. Quote o non quote c'è la forbice dei prezzi produzione-consumo. Lo denuncia la Coldiretti: «Il prezzo del latte in Italia aumenta di oltre 4 volte dalla stalla alla tavola dove raggiunge oltre 1 euro e 40 di prezzo. Nelle stalle si pagano 32 centesimi al litro, quanto un litro di minerale».
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