Accuse a Goio: «E' lui il vero responsabile Il "Piccolo chimico" dal sindaco di Tocco
PESCARA. Giorgio D'Abrosio come Tyson. Incassa fino all'ultimo round il presidente dell'Ato nell'assemblea dei 64 sindaci dell'Ente d'Ambito, da lui stesso convocata per «comunicazioni sulla crisi idrica». Contrattacca, non si lascia mettere mai alle corde. E alla fine è lui a restare in piedi. Perché le richieste di dimissioni dei vertici di Aca e Ato pervenute anche da Comuni importanti, come Pescara e Montesilvano, restano lettera morta. Umiliate dai numeri.
Si erano presentati in 31, tra sindaci e delegati dei Comuni, nella sala convegni dell'Unione industriale di via Raiale. Alla fine del lungo dibattito, quando si trattava di venire al dunque e di mettere ai voti il durissimo ordine del giorno presentato dal sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, sono rimasti in otto. Per votare la sfiducia del presidente sarebbe stata tra l'altro necessaria la maggioranza dei due terzi dell'Assemblea. Così, prima del rompete le righe, quasi rinato dopo avere affrontato il patibolo, D'Ambrosio si lascia addirittura sfuggire: «Avevo già detto a qualche amico che non mi sarei ricandidato per la presidenza dell'Ato (il cda scade il 9 settembre, ndr) ma ora comincio a ripensarci...».
«NON MI DIMETTO». Già prima dell'inizio dell'Assemblea, mentre il sindaco di Tocco da Casauria Rizziero Zaccagnini faceva ingresso con due scatole del "Piccolo chimico" da regalare provocatoriamente a D'Ambrisio e al suo vice Roberto Angelucci, il presidente dell'Ato aveva sussurrato: «Non ci penso nemmeno a dimettermi». Poi squilla improvvisamente il telefonino, ed è una anticipazione dell'attacco che sferrerà pochi minuti dopo: «C'è un incendio a Roccamorice? Gli mandiamo l'acqua di Goio».
Alessandro Goio, il commissario del bacino Aterno-Pescara che il 3 agosto scorso ha ordinato la chiusura dei pozzi di Castiglione a Casauria, originando la crisi idrica nella Val Pescara, sarà per tutta la sera l'obiettivo del presidente dell'Ato: «Se c'è qualcuno che poteva evitare l'emergenza questo è il commissario. Ho ordinato personalmente due analisi al giorno, alla Asl, sui pozzi Sant'Angelo. E nessuno, né la Asl né altri organismi hanno mai detto che l'acqua di quei pozzi non è potabile. Poi arriva il Wwf con le sue analisi e Goio che fa? Chiude i pozzi. Non credo di avere alcuna responsabilità su quello che è accaduto».
LE ACCUSE DI PESCARA. Il consigliere comunale della Margherita Enzo Del Vecchio, delegato del sindaco e compagno di partito di D'Ambrosio, prova a smentire il presidente dell'Ato su tutti i fronti. D'Ambrosio ha appena finito di dire che quando il Comune di Pescara ha conferito le sue reti all'Aca, nel 2005, si perdeva nelle sue condotte il 50% dell'acqua potabile, oggi ridotta al 33%. Del Vecchio replica che nonostante le continue richieste, l'Aca, l'azienda che gestisce il ciclo idrico, «non ha mai presentato un piano di recupero delle perdite», e dunque «non si capisce da dove il presidente dell'Ato abbia desunto le sue cifre». Per Del Vecchio è altrettanto «vergognoso che sui pozzi chiusi non sia stata fornita alcuna documentazione, alcuna informazione all'Assemblea dei sindaci. Come è possibile» insiste il delegato del Comune di Pescara «che la mancata fornitura del 18% della risorsa idrica prelevata da quegli impianti abbia causato un'emergenza di queste dimensioni?».
L'AFFONDO DI CORDOMA. Durissimo, contro Ato e Aca, anche l'ordine del giorno presentato dal sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, e sottoscritto anche da alcuni piccoli comuni come Manoppello, Tocco, Sant'Eufemia a Maiella, Picciano, Civitella Casanova. Pescara non ha ritenuto di firmarlo, pur condividendone la sostanza, in quanto Del Vecchio ha trasformata la richiesta di dimissioni dei vertici di Ato e Aco nell'invito a D'Ambrosio a convocare subito l'Assemblea dei sindaci per la nomina del nuovo cda. Gli assist migliori per il presidente sono invece arrivati dal sindaco di Francavilla e vice presidente dell'Ato, Roberto Angelucci, anche lui infuriato con Goio per la chiusura dei pozzi, e dal delegato di Chieti Luigi Febo («non chiederemo le dimissioni del cda dell'Ato»).
D'Ambrosio non ha invece risparmiato pesanti bordate a Rifondazione comunista: «Quella di ieri in consiglio comunale è stata una manifestazione politica, c'era gente tra il pubblico venuta anche da Bussi, dove l'acqua non è mai mancata. C'è mancato poco che organizzassero i pullman per portare lì i contestatori».
E quando il sindaco di Tocco, Rizziero Zaccagnini, esponente di Rifondazione, consegna al presidente dell'Ato le due confezioni infiocchettate del "Piccolo chimico", lui non si scompone più di tanto: «Li regalerò alle scuole, questa nuova generazione ha tanto da imparare».
Il sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, era stato invece più diretto dopo aver chiesto per primo la parola in assemblea: «I vertici di Ato e Aca hanno gravi responsabilità rispetto ai fatti di questi giorni che hanno messo in ginocchio i sindaci e migliaia di cittadini e di attività economiche. Avete prodotto solo clientele, disservizi e pericolosità sociale».
D'Ambrosio non se ne cura e ironizza persino sugli eventuali sviluppi "giudiziari" della vicenda: «Siccome so già che qualcuno verrà a cercarceli, sto facendo fare la copia di ogni atto trasmesso in questi giorni. Così non saremo costretti a fare le fotocopie dopo».