«Il sistema di bloccaggio della rotaia operato con resina e adottata a tutt'oggi in tutti i progetti realizzati è stato oggetto di verifica e approvazione da parte dei competenti Ministeri francese, italiano giapponese e cinese in cui il sistema Translohr è stato adottato». È la precisazione che l'azienda francese ha rivolto a un giornale veneto dopo la pubblicazione da parte dell'organo di informazione e del Messaggero sui possibili rischi del sistema di bloccaggio della rotaia della metropolitana di superficie (nella foto alcuni lavori in via Roma) attraverso resine poco efficienti. Articolo rimbalzato in città in quanto si tratta della stessa opera oggetto di polemiche e di inchieste giudiziarie. Circa l'esistenza di un sistema alternativo la stessa Lohr (attraverso la società Cgrt Srl dell'Aquila che sta realizzando la tramvia in città) ha precisato che in effetti un sistema di fissaggio alla rotaia alternativo al primo è in fase di studio «ma non perché la resina provocherebbe il deragliamento della tramvia».
Sulla questione è tornato a parlare il Comitato San Pietro a Coppito: «Nonostante le precisazioni della Lohr - dice il presidente del Comitato, Andreina Pellegrini - pare non chiaro se il bloccaggio a resina mantenga la rotaia allo stesso livello del manto stradale o se la stessa subisca un rialzo rispetto alla quota. Non vi è poi alcun riferimento - prosegue la Pellegrini - ai deragliamenti dovuti alla presenza di corpi estranei che si incastrano nella rotaia: tale circostanza a tutt'oggi non è stata chiarita, come non è chiaro cosa accadrebbe qualora ci dovesse essere un deragliamento del mezzo di locomozione. Infine, non sappiamo se i nuovi sistemi di fissaggio consentiranno il transito al traffico promiscuo oppure soltanto alla tramvia».