ROMA - I piloti di Alitalia non ci stanno: il ridimensionamento dello scalo di Malpensa non gli va giù. E così, in attesa di conoscere il numero degli esuberi che accompagneranno il piano di «sopravvivenza» della compagnia, ieri il personale dello scalo milanese fa scattare un'altra giornata di sciopero "bianco". Un'altra occasione per applicare rigidamente il contratto contro il timore degli esuberi che preoccupa soprattutto Alitalia Express, il ramo dei voli regionali e dei charter del gruppo. Il risultato è un'altro lungo elenco di voli cancellati (22 solo ieri, 51 giovedì e 32 venerdì) e migliaia di passeggeri a terra. Quanto basta per allertare l'Enac che ha annunciato di aver avviato un monitoraggio attento su tutti quei voli Alitalia cancellati per motivi «tecnici». Martedì - dice una nota dell'Ente - il presidente Vito Riggio presenterà una relazione al ministro Bianchi. Le verifiche serviranno «a valutare l'entità degli inconvenienti ele azioni messe in atto dalla compagnia per la risoluzione dei problemi». Nel frattempo, però, Riggio ha invitato Alitalia Express a provvedere con tempestività alla riprotezione dei passeggeri coinvolti nelle cancellazioni.
Le proteste a Malpensa, da cui hanno preso le distanze gli stessi sindacati, lasciano perplesso il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. «In queste fasi è meglio tenere i nervi saldi e non fare azioni che possano essere negative - ha detto il ministro a margine della Festa nazionale dell'Unità - Non si riescono a comprendere le ragioni di questi scioperi bianchi di una parte dei piloti in un momento del genere». E poi ancora: «Non si può chiedere a un piano di emergenza quello che non può dare. Un piano di emergenza - ha affermato - lo si fa per evitare il fallimento e per darsi il tempo di guardarsi attorno e trovare una prospettiva».
Sullo sfondo continuano poi le polemiche sul piano che penelizza Malpensa a fronte di un arfforzamento di Fiumicino. «E' un piano irrazionale», ha ripetuto ieri il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, mentre Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, minaccia un' azione legale per chiedere conto dei danni subiti da Malpensa. Entra invece nel merito del piano il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, contestando la scelta di varare un aumento di capitale. Per il leader della Lega Bossi Malpensa senza Alitalia non è più un hub, mentre Epifani, segretario della Cgil, si sorprende dell'assenza di imprenditori italiani sulla scena.
Un'indicazione più precisa sui tagli al personale da sostenere con cassa integrazione e prepensionamenti potrebbe arrivare già lunedì nel corso dell'incontro fissato dal presidente della compagnia, Maurizio Prato, con le sigle sindacali. Le indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi parlavano di circa 1.000 lavoratori (400 tra il personale di terra, 450 tra hostess e steward e 150 comandanti) sugli oltre 17.000 dipendenti complessivi. Qualcuno ha anche attardato una cifra superiore (circa 2.000) per affrontare il pachetto previsto di tagli alle rotte e gli interventi per fare efficienza sulla flotta e sull'organico. Molto dipenderà da alcuni dettagli su cui stanno ancora lavorando i vertici in vista del cda del 7 settembre, che dovrà dare conto dei numeri del piano. All'esame dei vertici ci sarebbero ancora alcune valutazioni sui contratti di leasing in scadenza sugli aerei. Tra il 2008 e il 2009 sarebbero una quarantina le macchine con contratti in scadenza e almeno la metà potrebbero non essere rinnovati.
Così anche il giudizio dei sindacati sul piano di «sopravvivenza» della compagnia resta per ora sospeso in attesa di questi dettagli promessi da Prato. Ma la preoccupazione per gli esuberi c'è, soprattutto tra i piloti. Anche perchè, secondo fonti sindacali, le persone che avrebbero i requisiti per la pensione sarebbero un numero molto più basso rispetto alle cifre circolate. E anche ipotizzando un provvedimento di mobilità lunga i dipendenti che potrebbero uscire senza tensioni sarebbero comunque pochi. Secondo fonti sindacali su circa 2.140 piloti complessivi in Alitalia meno di 80 avrebbero i requisiti per la pensione e poche decine gli assistenti di volo (su 4.416) senza contare la mobilità. Il personale di terra che potrebbe raggiungere la pensione entro il 2010 non dovrebbe superare le 200 persone. A questi potrebbero aggiungersi circa 30 lavoratori che stanno usufruendo ancora del bonus Maroni.