PESCARA - Luciano D'Alfonso, quando punta un obiettivo, va dritto come Zidane quando vede Materazzi. Da quando ha deciso di rompere gli indugi e candidarsi per la segreteria abruzzese del Partito democratico, corre: ieri ha fatto tappa ad Assisi, al seminario dei Popolari della Margherita. C'erano Franco Marini e Walter Veltroni, volevate non ci fosse D'Alfonso? C'era, naturalmente. C'erano anche D'Ambrosio, Coletti ed altri margheritini abruzzesi, ma D'Alfonso non aveva occhi che per Franco. E per Walter, ovviamente. Cercava la benedizione mariniana, ha ottenuto parole di consenso alla sua iniziativa a sostegno della Giunta regionale e, dunque, di conforto alle sue speranze. Va detto che un paio di giorni prima Marini aveva confortato Ginoble. Ma in due giorni D'Alfonso ha accelerato, con la mossa pro-Del Turco, con la ricerca di nuovo consenso come quello emersoo in Frentania (ne riferiamo in cronaca di Lanciano). Ieri sera, poi, nella sua corsa perpetua, D'Alfonso è sbucato alla Festa dell'Unità pescarese, dove c'erano Enrico Paolini e Giovanni Lolli che l'hanno incalzato, specie Paolini, sui rischi per il futuro unionista del Comune di Pescara in caso di sua candidatura alla leadership Pd. D'Alfonso ha cercato di rassicurare i colleghi, ma il problema resta. Certo, considerando che per le leadership regionali del Pd corrono sindaci (Emiliano in Puglia) e governatori (Soru in Sardegna), e che per la leadership massima corre il sindaco di Roma, è difficile opporre a D'Alfonso un «fermati, sei un sindaco». Ma il problema politico resta, e i Ds intendono affrontarlo affidandosi alla mediazione di Giovanni Lolli, l'ago della bilancia Pidì. A Lolli spetterà il compito più pesante nei giorni a venire: ma alle sue spalle ha Marini, e con Marini affronterà lunedì gli sviluppi intervenuti nella gestazione del nascituro partito per cercare vie d'uscita da una situazione ora assai aggrovigliata, se il gioco della leadership inizia ad intrecciarsi con quello delle elezioni comunali a Pescara. Con Lolli e Marini il vertice abruzzese del Pd futuro comprende, naturalmente, Ottaviano Del Turco, le cui parole graveranno sulle scelte future. Del Turco ha ricevuto D'Alfonso e ne ha ascoltato con favore le parole di appoggio alla Giunta ma, come noto, non si fida. O meglio: si fida un po' di più, ma non quanto D'Alfonso spererebbe. Soprattutto, è tra i fedelissimi della sua Giunta che Del Turco trova forte opposizione alla candidatura del sindaco: sono loro che ne giudicano tardiva la svolta e che invitano il già diffidente Ottaviano a chiedere a D'Alfonso di impegnarsi sì, ma per un altro candidato. Bel groviglio. Il mediatore Lolli dovrà lavorare, e tanto.