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Pescara, 23/05/2022
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Data: 07/02/2017
Testata giornalistica: Il Centro
Intervista a Luciano D'Amico - Il Presidente di Tua: «Decisione irrevocabile. Ho aspettato il chiarimento del ministero per andare via. Lascio un’azienda sana e pronta per il mercato». Non è un addio all’impegno pubblico. Sono pronto a mettermi a disposizione ovunque possa servire un minimo di competenza

PESCARA Professor Luciano D'Amico, le sue dimissioni sono irrevocabili? «Sì irrevocabili, perché non nascono da contrasti o da altre situazioni. Sono dimissioni date davvero nell'interesse della società Tua. Per evitare strumentalizzazioni». A quali strumentalizzazioni si riferisce? «Ci sono state tre interpellanze parlamentari e si continua a insistere sul fatto che il mio incarico di presidente della Tua sia incompatibile con quella di rettore. Ho aspettato il parere del ministero per poter fare un po’ di chiarezza. Continuare con ulteriori interpellanze, già annunciate, e continuare a mettere in dubbio questa compatibilità avrebbe indebolito l'azienda, che ha bisogno di avere tutte le energie concentrate nel suo percorso di sviluppo. Ho dato le dimissioni anche nella constatazione che la fusione è stata realizzata con ottimi risultati. Ho così voluto sgomberare il campo da qualsiasi interferenza, convinto che in questo modo Tua potrà percorrere meglio l'iter che si è prefisso». Lei ha avuto il via libera della Corte dei conti, il parere favorevole della sua Università e del ministero al quale l’Anac di Raffaele Cantone si era rivolto. Eppure non è riuscito a convincere una parte della politica della compatibilità tra i due incarichi. «Credo nel merito che il problema fa riferimento a una normativa vasta e complessa e in tumultuosa evoluzione. Io (e non solo io, anche il ministero) ritengo che l'incarico sia compatibile, perché Tua è un’azienda regionale in house. Però questa cosa va interpretata. E sono già due anni che se ne sta discutendo con prese di posizione a volte oscillanti. Io credo di essere nel giusto, ma non mi sono sentito di coinvolgere l’azienda». Lei è un esponente della società civile che si è impegnato nel pubblico. Pensava che le cose fossero più semplici? «Credo più in generale, al di là del caso specifico, che il momento non è felice. Perché di fronte a una situazione di crisi generale, con questo quadro normativo non si riesce a tenere il passo con i tempi. Certo, c’è la necessità giusta di avere dei controlli. Ma alla fine la miscela diventa esplosiva. Ci si trova presto a dover distrarre tempo ed energia per dimostrare la correttezza del proprio operato. Questo crea una situazione di contesto difficile per dedicare le migliori energie alla società o all'ente per il quale ci si impegna». Come lascia la società Tua? «Lascio una società che si è ristrutturata e ha migliorato di molto l’efficienza. Tua sta completando l'integrazione delle tre preesistenti società e ora è in grado di competere sul mercato. Ha anche recuperato una quantità ingente di risorse. Nel 2013 il risultato industriale era negativo per 2,5 milioni. Vuol dire che ogni anno il servizio richiedeva, oltre ai normali contributi e ai ricavi, la distruzione di valore per 2,5 milioni. Nel 2016 l'azienda ha avuto un risultato positivo da 10 a 12 milioni. Si tratta di un recupero graduale che si consoliderà ulteriormente e che consentirà all'azienda di accettare la sfida delle gare, e di operare su progetti di espansione anche molto innovativi. Oggi il sistema pubblico locale è in grado di correre». Sfata la storia che il pubblico non sia adatto al mercato? «Credo proprio di sì. Questa cosa per Tua è resa possibile da una serie di circostanze: aver trovato un azionista ben disposto ad appoggiare scelte tecniche e non politiche; un sindacato estremamente responsabile, e nei 1600 dipendenti persone in grado di accettare sacrifici perché a molti è stato tagliato lo stipendio e tagliato l'orario di lavoro. Ma tutti hanno contribuito al risanamento aziendale in circostanze assai difficili. Quando si trovano queste condizioni il pubblico è imbattibile, perché non ha l'assillo del profitto e può lavorare per un orizzonte più ampio». Con queste dimissioni chiude la sua esperienza di amministratore di una società pubblica? «Auspico che ci possano essere altre occasioni. Con lo stesso spirito sono pronto a mettermi a disposizione ovunque possa servire un minimo di competenza».

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