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Data: 12/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Nel mirino c'è il governo di Mino Fuccillo

I metalmeccanici della Cgil hanno bocciato la Cgil. Ma non è una storia sindacale, è una scelta politica, l'avvio, dobbiamo credere consapevole, di un percorso e di una marcia che porta, nelle intenzioni di chi muove il primo passo, alla fine del governo Prodi. In termini puramente sindacali la Fiom a grande maggioranza, 125 su 159 voti, ha giudicato intollerabile il passaggio dell'età minima per il pensionamento di anzianità da 57 a 58 anni. Passaggio e non aumento dell'età, perchè la legge in vigore, l'alternativa a quanto concordato il 23 luglio tra governo e Cgil, Cisl e Uil, fissa dal primo gennaio 2008 a 60 anni il requisito minimo anagrafico, il famoso «scalone». Cinquantotto anni sono un abbassamento dell'età minima, ma la Fiom ha giudicato punitivo lo «sconto» di due anni rispetto alla legge Maroni votata dal centro destra.
A corollario e contorno, la Fiom ritiene improponibile ogni sostegno fiscale al lavoro straordinario e alla mobilità. Fin qui il contenzioso sindacale che la Fiom ritiene così imponente e dirimente da spingerla ad un atto unico dal 1946 e cioè la sconfessione da parte di un sindacato di categoria della confederazione cui aderisce.
Ma la Fiom non merita e non chiede di essere valutata nelle sue azioni solo con il metro sindacale. Orgogliosamente la Fiom rivendica nel paese un ruolo politico: si schiera e interviene sulle questioni della sicurezza, dell'accoglienza, dell'ambiente, dei diritti civili, della politica estera. E' e vuole essere molto più di un sindacato, reclama per sè il ruolo di un attore politico. Ruolo che le va riconosciuto: il no di ieri della Fiom ad Epifani è un no a Prodi. Il primo passo di un percorso coerente che prevede poi la manifestazione del 20 ottobre della sinistra politica e sociale contro il governo, quindi un «non possumus» delle stesse forze in Parlamento sulla finanziaria, qualora questa non preveda nuova spesa e nuove tasse, quindi ancora l'apertura di una crisi di governo con ipotetico «sbocco» a sinistra ma mettendo nel conto la più probabile ipotesi di scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate a primavera prossima. Sul cui esito nessuno può nutrire grandi dubbi: ancora ieri l'ennesimo sondaggio confermava che l'opposizione di centro destra è oggi vincente al 53 per cento dei consensi. Ma anche in questo caso il percorso prevede e contempla di sostituire per la sinistra alla fatica intollerabile del governare la più esaltante costruzione di una nuova opposizione. Contro l'eventuale, probabile, nuovo governo di centro destra, si farà a primavera una grande manifestazione.
Se le scelte politiche hanno un senso, e lo hanno, se alla Fiom sono in grado di intendere e di volere, e lo sono, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil ha scelto di sobbarcarsi oggi il compito che fu di Bertinotti e di Rifondazione nel 1998: tirar fuori la sinistra dall'imbarazzo corruttivo di un governo e aprirle la strada dell'alternativa minoritaria e purissima.
Non è detto che ci riesca, ma questa è la carta giocata: trascinare Rifondazione e Comunisti italiani, piegare il nascente Partito democratico. O la va o la spacca. Se la spacca, meglio: Sansone-governo morirà con tutti i filistei, riformisti, moderati e liberisti. Le pensioni? Un nodoso bastone da agitare sulla testa dei «governativi».

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