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Pescara, 15/05/2026
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Data: 21/05/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
allegato: Leggi l'articolo
Parla il nuovo ministro «Per Alitalia e ferrovie serve una svolta»

Parla il nuovo ministro Bianchi: «Siamo ai limiti di sopportazione. Aprirò un confronto tra aziende e sindacati. L'Italia non può rinunciare a una sua compagnia. Fs, più qualità e conti in nero»

ROMA Da nuovo ministro dei Trasporti ha imparato subito ad affrontare pericolose curve ed a superare infidi dossi. Leggi Ponte sullo Stretto, Tav, Autostrade, Alitalia, Ferrovie. Alessandro Bianchi sa andare dritto quando precisa che tra lui e il titolare delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, «le competenze sono state divise con un chiaro decreto»; quando puntualizza che «il Ponte non si farà, senza se e senza ma»; quando ribadisce che «la Tav è un'opera irrinunciabile, ma va realizzata rispettando l'impatto ambientale»; quando chiarisce che «la fusione Autostrade-Abertis è questione di strategie governative più che problema di singoli ministri». Ancora, Alessandro Bianchi sa però scivolar via quando a proposito della compagnia di bandiera e delle nostre Fs ammette che «il lavoro che lo attende è impegnativo e prima richiede un lungo studio».
Alitalia però sembra non abbia molto tempo da spendere.
«So che il problema esiste, ma al momento non ho una soluzione. Comunque mi sembra difficile che si possa rinunciare ad avere una compagnia di riferimento, quella che prima si chiamava compagnia di bandiera».
Lei pensa che sia stato un errore privatizzarla?
«Sostanzialmente è ancora una compagnia di Stato, tanto è vero che se crea un buco di bilancio è lo Stato che interviene. Comunque penso che tutti i grandi servizi pubblici, e ci metto anche le Ferrovie e i trasporti navali, debbano essere orientati dal governo nelle loro scelte. Si continua a insistere: "privatizziamo, privatizziamo" perchè crediamo che il servizio possa funzionare meglio se lo si trasferisce ai privati. I risultati poi dimostrano esattamente il contrario, come avvenuto con la riduzione degli standard di sicurezza. Voglio dire che spesso il prezzo da pagare è la caduta della qualità del servizio. Un prezzo troppo alto».
E, allora, cosa proporrebbe a Giancarlo Cimoli?
«Niente. Devo studiare. Sono un ignorante. Ho alcune idee di principio e sono quelle che le ho detto. Anzi, ad essere sincero ho un'idea più radicata delle altre».
Be' ce la dica.
«La necessità assoluta dell'integrazione modale».
Che brutta parola.
«Per essere chiari, strade, aerovie, ferrovie, vie marittime oggi sono altrettante reti sconnesse tra di loro. Se noi riuscissimo a trasformarle in un sistema, faremmo già un grande salto di qualità. Da subito si potrebbero integrare le ferrovie con le metropolitane urbane, con i porti, con gli scali aeroportuali. E non servirebbero neppure tanti soldi».
Un meraviglioso scenario, forse un po' onirico.
«E perchè? Basta adottare una seria politica dei trasporti».
Dall'Alitalia alle Ferrovie. Di male in peggio direbbe qualcuno, visto che l'azienda potrebbe chiudere il 2006 con 1,3 miliardi di perdite, il doppio di quelle accumulate nel 2005.
«Certo siamo ai limiti della sopportazione. Io vedo due aspetti del problema contigui e altrettanto gravi: da una parte una situazione finanziaria che grava moltissimo sulle casse dello Stato, dall'altra un servizio che non sta migliorando. Rilevo che mentre c'è un confronto aperto sulle linee veloci stiamo mandando in malora tutta la rete minore».
E come si fa a risolvere il doppio problema?
«La bacchetta magica non ce l'ho. Dico però che le due operazioni, risanamento economico e miglioramento del servizio, devono marciare insieme. Intanto dobbiamo chiudere la voragine finanziaria, anche se non credo lo si possa fare con una politica tariffaria».
Come allora?
«Me lo chieda tra qualche settimana».
Per esempio, sensibilizzando i sindacati?
«La questione è delicata. Vorrei prima incontrare le organizzazioni sindacali e l'azienda. Credo tuttavia che nessuno debba arroccarsi sulle proprie posizioni».
Qual è la sua priorità?
«Un Pgt, cioè un nuovo piano generale dei trasporti per far sì che la politica della mobilità venga letta da tutti come una delle chiavi dello sviluppo del Paese. Il Piano, oltre a prevedere tutta una serie di opere da realizzare, dovrà essere ispirato ad una filosofia precisa che faccia riferimento alla integrazione modale, alla necessità di tenere in piedi le grandi reti internazionali insieme alla mobilità minuta dal frequentatore di Bruxelles al pendolare di un piccolo paese. E' del tutto evidente che se non ci dotiamo di una sistema efficiente non andremo da nessuna parte».

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