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Data: 13/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Welfare, sì dei sindacati all'accordo. Referendum dall'8 al 10 ottobre. Epifani: i partiti facciano un passo indietro. Dopo la bocciatura della Fiom, le confederazioni vanno avanti.

Giordano: il governo non volga lo sguardo da un'altra parte. Sciopero dei Cobas

ROMA. I direttivi di Cgil-Cisl-Uil hanno dato il via libera con 376 sì, tre no e un astenuto all'accordo sul welfare e alle assemblee nei luoghi di lavoro e ai referendum dell' 8-9-10 ottobre sul protocollo del welfare. Il risultato del parere dei lavoratori si avrà il 12 ottobre. Immediato l'apprezzamento del governo. I tre segretari generali che ieri hanno presieduto la riunione dei direttivi, hanno concordato che lo strappo della Fiom (che due giorni fa ha bocciato l'intesa) non può essere riassuntivo né esplicativo del parere dei lavoratori. Guglielmo Epifani ha ricordato che il no della Fiom è «legittimo ma fortemente minoritario» ed ha chiesto alle forze politiche di «fare un passo indietro», nel senso di non pesare sul parere dei lavoratori.
Ma il capogruppo di PRC al Senato Giovanni Russo Spena ha replicato che «la politica fa un passo avanti e si fa carico delle esigenze, dei bisogni e delle richieste dei diretti interessati».
E il segretario di Prc Franco Giordano ha rincarato la dose, affermando che il suo partito non darà indicazioni di voto nel rispetto dell'autonomia del sindacato, ma la politica che «è in crisi di credibilità, dovrebbe avere l'umiltà di ascoltare il malessere del più grande sindacato di categoria, il governo non può volgere lo sguardo dall'altra parte».
Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero anticipa che «la finanziaria è il terreno in cui rispondere positivamente alle emergenze sociali denunciate anche dai metalmeccanici». Insomma Rifondazione presenterà emendamenti all'intesa sul welfare e trascina una buona parte del Pdci e della sinistra su posizioni radicali. Ieri anche i Cobas, i Cub, il troskista Marco Ferrando, Piero Bernocchi e Giorgio Cremaschi hanno promesso uno sciopero generale alla fine di ottobre.
Pietro Folena (Prc) esorta a sdrammatizzare la manifestazione del 20: «Serve a costruire le condizioni di una permanenza felice della sinistra al governo, sollecitando scelte di politica sociale all'altezza delle richieste dei lavoratori e dei giovani».
Nel direttivo sindacale, la tempesta sembra rimandata. I segretari generali delle altre due federazioni metalmeccaniche (Uilm e Fim-Cisl) hanno tenuto a sottolineare che la decisione della Fiom «non rappresenta nulla di nuovo o di inaspettato». Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, è comparso nella sala dell'auditorium della Cisl dove era in corso la riunione dei direttivi unitari, per non più di mezz'ora. Ha esplicitamente affermato che si atterrà alle regole e non chiederà di bocciare l'intesa. Ha accettato che la relazione nei luoghi di lavoro sia di un dirigente sindacale a nome delle tre confederazioni firmatarie dell'intesa.
E' anche vero, però, che è stato deciso il voto a scrutinio segreto e che potranno votare anche i pensionati, i precari, i cassintegrati e i lavoratori in mobilità. L'appello alla partecipazione al voto è stata unanime. Anche l'appello lascia interdetto Rinaldini: «Per come si è svolta la trattativa senza il coinvolgimento dei lavoratori, il primo problema sarà portare i lavoratori a votare».
Dentro la Cgil si aprirà una vera resa dei conti dopo i risultati del referendum. «Una verifica di quanto è successo» è stata annunciata dallo stesso Epifani.
Rinaldini ha ribattuto che «la Fiom rispetterà rigorosamente le regole e quindi nelle assemblee rappresenterà le posizioni delle tre confederazioni, ma si apre un problema di prospettiva della rappresentanza sindacale e del futuro della Cgil». E Bertinotti esclude la possibilità di una scissione della Fiom definita «proiezioni impossibile».
La sensazione è che si sia arrivati comunque ad un vicolo cieco. Lo ha ammesso implicitamente lo stesso Raffaele Bonanni (Cisl) il quale ha parlato per ultimo rilevando che i sindacati hanno un patrimonio comune di storia e di lotte ma che «l'alternativa all'accordo sarebbe un disastro per i lavoratori».
E Luigi Angeletti (Uil) prima aveva detto: «Ai lavoratori dobbiamo chiedere non un giudizio sul governo o i sindacati, ma su quello che abbiamo negoziato».
Epifani comunque ha chiesto al governo di cambiare la norna sui contratti a termine.



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