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Pescara, 09/05/2026
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Data: 23/05/2006
Testata giornalistica: Il Centro
l'Aquila. Piano della mobilità urbana, altra bocciatura. Alfonso D'Alfonso (Udeur) attacca: potrebbe essere molto dannoso per la città

L'AQUILA. «Uno strumento carente, soprattutto dal punto di vista degli obiettivi e dei costi di gestione, che ignora le linee guida del ministero delle Infrastrutture, e che potrebbe essere addirittura dannoso per la città». E' un giudizio del tutto negativo, quello espresso dal gruppo dei Popolari Udeur in merito al Pum, il piano della mobilità urbana che deve essere approvato dal consiglio comunale. La richiesta è «che venga subito ritirato, e si apra una fase di discussione seria, su un argomento tanto importante». L'appello lanciato da Alfonso D'Alfonso, responsabile del settore trasporti del partito, da Maurizio Sbaffo, responsabile del settore urbanistica, e da Massimiliano Cordeschi, segretario provinciale, è rivolto soprattutto all'attuale assessore al traffico Alfonso Tiberi «visto che, tra l'altro, il piano è stato firmato dal suo predecessore, Alberto Mazzocco». I rappresentanti dei Popolari Udeur hanno «analizzato a lungo» lo strumento di pianificazione, introdotto dal governo nel 2000, e che al Comune dell'Aquila è stato redatto, con data 25 ottobre 2005, da un gruppo di lavoro composto dal settore tecnico e da consulenti esterni.
Il risultato di questa verifica è una "sonora bocciatura", argomentata ieri in conferenza stampa dal presidente dell'Arpa, D'Alfonso, e dall'architetto Sbaffo. «Sul fronte di un inquadramento generale» ha sottolineato Sbaffo «il Pum va a ricalcare le linee del piano strutturale, propedeutico al Prg, e questo è anche il suo limite. Nel senso che le previsioni di infrastrutturazione si fermano a quelle indicate nel piano strutturale. Non vengono poi presi in considerazione due aspetti sostanziali: il primo è che si vuole approvare il Pum prima della discussione sul Prg, senza tenere conto quindi degli indirizzi che potrebbero nascere in seguito, come la localizzazione dei servizi di sviluppo della città su alcuni settori, ad esempio l'Università. Il secondo aspetto trascurato è il piano degli orari di spostamento, fondamentale per regolare i flussi del traffico». Ci sono quindi le «evidenti carenze» dal punto di vista dell'impatto ambientale ed economico. «Sostanzialmente» ha precisato D'Alfonso «il Pum non coglie gli obiettivi indicati dalle linee guida ministeriali, e si limita ad un'analisi, accurata ma datata, dei dati sul traffico cittadino. Non è cioè un progetto integrato, sia con il Prg che con il piano regionale dei trasporti, e non fa alcun riferimento alla riduzione dell'inquinamento atmosferico e acustico, al risparmio energetico, alla diminuzione degli incidenti, all'aumento del trasporto collettivo, all'introduzione della figura del mobility manager. Solo nelle conclusioni si parla di quello che dovrebbe essere il nuovo asso portante del trasporto pubblico, e si rispolvera il recupero della rete ferroviaria tra San Demetrio e Scoppito, affiancandolo alla metropolitana di superficie e ai bus urbani. Il tutto senza indicazioni concrete sui metodi di attuazione, sull'integrazione dei vari sistemi e sui costi di gestione».

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