Sindaci, parlamentari consiglieri regionali alla cerimonia di inaugurazione del nuovo spazio per i lavori assembleari
L'AQUILA. L'ultima volta era stato all'Aquila da segretario di Rifondazione Comunista. Ieri è tornato da presidente della Camera. Ma Fausto Bertinotti non si fa ingessare dal ruolo. La terza carica dello Stato siede al suo posto col sigaro spento tra le dita, ascolta con attenzione gli interventi, prende appunti, Poi si alza, e in pochi minuti mette in fila tutti gli argomenti presenti sul tavolo della politica italiana. E al centro del tavolo mette l'Abruzzo e al centro dell'Abruzzo l'Aquila e quel «dramma della rottura della promessa» che ha significato la crisi del polo elettronico.
Per Bertinotti la vicenda del polo elettronico è infatti esempio particolare, territoriale, di un tema generale italiano, quello del lavoro e della modernità, dove convivono «elementi di crisi e di forza».
È molto poco istituzionale e tanto politica questa cerimonia di inaugurazione dell'aula del consiglio regionale, che si svolge prima nella sala Michetti dell'Emiciclo e poi nella nuova aula di legno e vetri del palazzo ex Gil (ma nessuno nomina mai il fascistissimo acronimo) dove un quartetto d'archi suona un Inno di Mameli che privato del colore degli ottoni arriva straniante e malinconico.
Certo, in sala ci sono le fasce tricolori dei sindaci (manca Luciano D'Alfonso fresco candidato segretario Pd, indisposto), le fasce blu dei presidenti delle Province, c'è la giunta regionale al completo (ma è assente Ottaviano Del Turco costretto a rientrare a Collelongo per un problema familiare). Ci sono i parlamentari e i consiglieri di maggioranza e opposizione. Ma ci sono soprattutto i problemi del paese e della regione. C'è il lavoro, il precariato, la sicurezza. Parole che tornano in tutti i discorsi.
Se il presidente del consiglio regionale Marino Roselli invoca un'azione di governo «concreta, determinata e continua», il vicepresidente della Regione Enrico Paolini non nasconde la difficoltà di operare in una condizione di «conflitto permanente» tra un debito sanitario da sanare e le esigenze di un territorio che chiede e pretende politiche di sviluppo. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane esortano a sviluppare il tema delle vocazioni territoriali, mentre il presidente della provincia di Chieti Tommaso Coletti, si preoccupa di difendere l'ente che rappresenta da chi in nome del risparmio vorrebbe cancellarlo. «Ma le Province», dice, «non si occupano più di strade secondarie e di manicomi, costituiscono invece un raccordo importante tra le istituzioni del territorio». Per il sindaco di Lanciano Filippo Paolini va ripensato un federalismo alla Sturzo, dove la partita si gioca non tanto sulle leggi ma sulle questioni finanziarie e amministrative.
Tocca infine a Bertinotti ricondurre i discorsi dentro un progetto unitario e condiviso. Che è certamente quello delle riforme istituzionali (a partire dalla legge elettorale, «urgente»), ma soprattutto quello che vede sanato «l'allarmante distacco tra la politica e parti importanti del paese». Per il presidente della Camera la nuova aula del consiglio regionale abruzzese deve incarnare simbolicamente proprio questo processo. «L'aula non deve essere un monumento ai consiglieri», scandisce, ma deve essere un luogo «aperto al dibattito, allo scambio tra società e pratica politica».