Escono dalla maggioranza, ma le poltrone non c'entrano. L'Italia dei Valori sbatte la porta, e un'ovazione accoglie nella sala azzurra del museo Colonna la decisione del coordinatore Alfonso Mascitelli, ne hanno le tasche piene i dipietristi di questi due anni e mezzo di governo regionale, almeno a sentirli da come battono le mani. «Siamo usciti dalla maggioranza per due motivi - spiega Mascitelli: per la grave crisi istituzionale e politica della Regione determinata dallo scollamento tra consiglio ed esecutivo; e per la politica riformatrice del governo Del Turco che appare deludente e solo apparente. Opinione tra l'altro condivisa da moltissimi partiti alleati, che non possono dirlo solo perchè hanno assessori in giunta».
Presenti in sala il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso che ha detto, riscuotendo anche lui molti applausi, che oggi la politica ha tutti gli strumenti per «fare bene» e se non fa bene è quindi una politica colpevole e carente, il consigliere Gianni Mellilla, il deputato di Rifondazione Maurizio Acerbo, il capogruppo forzista Nazario Pagano, i dirigenti regionali di Ds e Sdi Catena e Prosperi. «Sono mesi che esprimiamo la nostra posizione critica su temi importanti come turismo, sanità, debito sanitario che sicuramente comporterà a breve un ulteriore aumento delle tasse - spiega il parlamentare Carlo Costantini - e siamo arrivati alla conclusione che non si può continuare a scaricare sui cittadini. Tra l'altro l'Idv non è mai stata coinvolta nelle scelte più importanti assunte negli ultimi tempi dalla giunta regionale».
Una bocciatura netta, quella sulla politica regionale. Di riforme neanche a parlarne, non esistono, nonostante le vanterie di Del Turco: «Politiche di riforma solo apparenti - insiste Mascitelli - Basti pensare alla legge Omnibus, di cui Del Turco dice di vergognarsi, ma che è stata votata dal suo assessore Tommaso Ginoble. In due anni e mezzo non c'è stata nessuna vera riforma, a meno che non si voglia considerare tale il taglio di qualche cda, mentre poi gli Ato e le Aca restano così». Non torneranno indietro, non facilmente perlomeno. «Coi contentini certo che no. Ma se Del Turco dovesse dimostrarci di voler cambiare metodo, allora potremmo ripensarci». «La nostra decisione non è irrevocabile», conferma Costantini, «ma Del Turco dovrebbe convincersi di aver sbagliato».
Alla Regione l'Idv si posizionerà al centro, «al centro dove stanno gli interessi dei cittadini» rilancia Costantini, «staremo in una posizione di terzopolismo» dice Mascitelli. Insomma nel loro futuro i dipietristi vedono una formazione politica nuova, un progetto diverso che nasca dalla scomposizione dei Poli e dove il centrosinistra però resta interlocutore privilegiato. Ma il rischio è che adesso il centrosinistra li accusi di aver fatto carte quarantotto solo perchè non hanno ottenuto l'assessorato. «Ma così non è, sono due anni che non abbiamo più chiesto nulla - risponde Mascitelli - la nostra iniziativa non è nè emotiva nè determinata dal rancore». In sala c'è il numero due del partito Felice Bellisario: segno che Di Pietro sa e condivide.