L'assessore provinciale: esperienza da ripetere se la tratta sarà utilizzabile
LANCIANO. Sono partiti gli ultimi convogli colorati del Treno della Valle con dentro il teatro e fuori il paesaggio della costa chietina, fino a San Vito. L'iniziativa "In Viaggio" promossa da Sangritana, Provincia e Bls è terminata alla presenza della cantante lancianese Momo, e di Fabio, voce del gruppo musicale vastese La Differenza. «Siamo soddisfatti», commenta l'assessore provinciale al turismo Panfilo Di Silvio, «vorremmo riproporre l'iniziativa anche il prossimo anno, sempre se la tratta sarà ancora utilizzabile». «La Lanciano-San Vito deve restare aperta», aggiunge Catia Manfrè, responsabile del settore turismo per la Sangritana, «e mi batterò affinché questo accada. Il successo del progetto "In Viaggio" dimostra quanto si può fare per un turismo in termini sia economici che di qualità».
Intanto qualche minuto dopo le 18, il capostazione fischia e il treno lentamente inizia il suo viaggio, tra lo sferragliare delle rotaie e il cigolio dei vagoni. Negli scompartimenti un pubblico "viaggiante" curioso e affascinato da ogni dettaglio. Il Trenino della Valle conserva intatto il suo fascino: i vagoni colorati e le linee morbide e tondeggianti lo rendono quasi un treno delle favole. A fare da controllore "speciale" c'è Fabio, il cantante del gruppo La Differenza, che sorride gentile a chi lo riconosce anche con il berretto rosso con la falda nera.
I viaggiatori-spettatori sono in fermento, ci si aspetta che accada qualcosa da un momento all'altro. Intanto, come naturalmente avviene in ogni scompartimento che si rispetti, si scambiano battute, commenti e sorrisi e ci si sistema come per un vero viaggio, mani in grembo e gambe incrociate. Il teatro immerge tutti quasi subito. Come due passeggeri, irrompono nel vagone diventato improvvisamente scena, due attori. Parlano a voce alta, siedono accanto agli altri e sembrano, sono, veri. Accade così di immergersi in un altro mondo, il loro, a diretto contatto con la loro voce, i loro respiri, la loro tensione emotiva, in quella sfera quasi sacra che impercettibilmente li rende attori e al tempo stesso uomini in un palcoscenico che non c'è, ma si sente perché ci si è dentro. E' la vita quella che scorre dentro e fuori i vagoni. Dai finestrini case, verde e mare, e tra i posti a sedere, le piccole grandi tragedie di tutti i giorni. Una coppia napoletana alle prese con il dramma di una malattia incurabile e il miraggio, e allo stesso tempo incubo dell'eutanasia; un giovane gigolò palermitano assieme al suo amante "perbene"; una ragazza schizofrenica e sua sorella e una donna milanese in carriera vittima, prima ancora che delle molestie sessuali, della solitudine. L'amore viene sviscerato e maneggiato in ogni sua forma, attingendo dagli aspetti più disperati e toccanti.
Il pubblico ne esce pieno e svuotato allo stesso tempo. Ognuno sente dentro il peso di quello a cui ha assistito. La partecipazione emotiva è totale, qualcuno si commuove altri sorridono imbarazzati. «E' il teatro-ambiente», spiega Maria Luisa Orlandi, fra gli organizzatori della compagnia teatrale "Abruzzo Tu.Cu.r", «si scelgono temi forti proprio per coinvolgere maggiormente il pubblico. I dialetti e le inflessioni degli attori servono a renderli più vicini e credibili e simboleggiano un vero viaggio attraverso l'Italia». Gli attori sono stati diretti dal regista Walter Manfrè, già ideatore di spettacoli su vagoni dismessi, ma mai, come in questo caso, in movimento.