Proposta di Treu e Boeri che Veltroni definisce «suggestiva». Cautele da Confindustria e dal ministro Damiano
LA POLEMICA Mercato del lavoro più «flessibile»
MILANO. Un contratto leggero per inserire i giovani al lavoro. L'idea, lanciata dall'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu e dall'economista Tito Boeri è piaciuta a Walter Veltroni (nella foto), che l'ha definita una «proposta suggestiva», mentre si sono mostrati contrari i sindacati. Cauta invece Confindustria al pari del ministro del Lavoro Cesare Damiano.
In particolare l'ex-sindacalista, evocando un vecchio carosello, ha commentato: «a scatola chiusa compro solo Arrigoni», dopo aver affermato di non voler essere ricordato come «il ministro che riapre la discussione sull'articolo 18».
Più dura la reazione del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, secondo il quale sui giovani «la strada è quella che il sindacato sta cercando di portare avanti: occorre aumentare gli stipendi ed allargare le tutele proprio per chi è più flessibile», mentre «tutto il resto sono chiacchiere inconcludenti». La proposta, che rischia di dividere lo schieramento che sostiene la candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico, prevede un contratto leggero per i giovani, escludendo la tutela dell'articolo 18 per i primi tre anni. Il progetto è stato presentato nel corso di un convegno a Milano dal senatore Tiziano Treu, che ha parlato di un «contratto unico a tempo indeterminato con tutele crescenti nel tempo».
Tito Boeri, che ha collaborato alla stesura del progetto, ha spiegato che «il contratto unico prevede tre fasi, una prima con un periodo di prova più lungo rispetto all'attuale e una seconda di inserimento con tutele via via crescenti fino ad arrivare a quelle attuali» (terza fase, ndr). Quanto all'articolo 18, Boeri prevede l'applicazione «dopo tre anni». Positiva la reazione di Veltroni, candidato alla guida del Partito Democratico, che ha parlato di «proposta molto suggestiva», invitando a discuterla «a partire dal protocollo sul welfare che spero che venga approvato dal referendum». Più fredda l'accoglienza del vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, il quale ha chiarito che «il problema da affrontare non è la precarietà, ma la mancanza di investimenti, soprattutto di imprese straniere in Italia, e il ricorso di aziende italiane alla delocalizzazione». Bombassei ha poi definito il progetto come una «idea da approfondire» anche se «oggi sembra più che altro un'utopia». Pollice verso anche dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, che non ha escluso comunque una successiva riflessione sull'argomento, e ha indicato di «proseguire sul percorso già tracciato dal protocollo del 23 luglio, consolidando quello che abbiamo già fatto».
Sul fronte sindacale, oltre alle critiche Bonanni, ha posto alcuni paletti il segretario della Camera del Lavoro di Milano Onorio Rosati, disponibile «a rivisitare gli strumenti contrattuali», a condizione però che «il saldo dei diritti alla fine deve essere positivo».