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Data: 20/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Welfare, la bocciatura Fiom di Chieti. Critiche a Cgil e Confindustria: «Ecco i motivi del no»

Il segretario Di Rocco «Manca la lotta al precariato»

LANCIANO. Le tute blu della provincia vanno verso il no al protocollo sul welfare. In città si è svolto l'attivo della Fiom, l'assemblea dei 200 dirigenti provinciali indetta per discutere e sviscerare i termini dell'accordo siglato, a luglio, da Cgil, Cisl e Uil, e sul quale si è consumato il solo strappo dei metalmeccanici. Si annuncia "calda" la stagione che sta per aprirsi nelle fabbriche.
Nessuna indicazione di voto da parte del direttivo - dall'8 al 10 ottobre c'è il referendum con cui i lavoratori sono chiamati ad esprimere un giudizio sul documento firmato tra governo e parti sociali-, nessun ordine del giorno votato al termine di tre ore di discussione. Ma il "polso" dei metalmeccanici della provincia - sono 12mila, 8mila nella sola Val di Sangro - si tasta dagli interventi che si susseguono sul palco della sala Mazzini.
«Con questo protocollo si portano a casa piccolissimi risultati», interviene Davide Labbrozzi, «lo "scalone" (dal 2008 in pensione a 60 anni, ndc) è stato spazzato via, ma alcuni aspetti sono anche peggiorati, come l'innalzamento da 35 a 36 gli anni dei contributi e l'allungamento della vita lavorativa che tanto abbiamo contestato». «Secondo la riforma un metalmeccanico deve lavorare fino a 61-62 anni», dice un altro rappresentante sindacale, Francesco Mareglia, «ci battiamo per aumentare l'occupazione giovanile, ma poi allunghiamo il momento del pensionamento».
Critiche vengono rivolte anche alla Cgil e alla Confindustria. «Siamo la categoria più grande della provincia», scandisce dal palco Marco Di Rocco, segretario provinciale Fiom, «e l'unica che chiama i suoi lavoratori a confrontarsi sui temi sociali. Dal protocollo sul welfare ci aspettavamo un risultato importante, che in parte c'è stato, ma mancano tante cose che invece dovevano esserci. Il giudizio della Fiom è articolato, ma il negativo supera il positivo, poiché manca il cuore del problema: la lotta al precariato».
Lo stesso malumore serpeggia nelle fabbriche. «Dal clima che si respira andiamo incontro ad una situazione complicata», riferisce Antonio Teti, un altro delegato provinciale, «il rifiuto dell'accordo è condiviso dalla stragrande maggioranza dei quadri e dei lavoratori, ce ne siamo accorti dal giorno dopo la firma». «Ma se prevale il no, che cosa succede?», chiede un altro rappresentante, «la discussione dovrebbe vertere su qual è la via d'uscita da questa situazione». «Non daremo indicazioni di voto», puntualizza il segretario nazionale Maurizio Landini, «ma ci auguriamo che al referendum la partecipazione sia alta. Poi accetteremo il risultato, perché la Fiom rispetta le regole».

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