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Pescara, 09/05/2026
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Data: 20/09/2007
Testata giornalistica: Prima da Noi
Referendum traffico. La triplice vota NO. Dopo l'astensione dei Comunisti italiani arriva il voto negativo degli organi sindacali Cgil, Cisl e Uil i quali, domenica prossima, voteranno no al tanto discusso piano traffico.

A spiegare le ragioni di tale posizione sono stati Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil, Umberto Coccia, segretario provinciale Cisl, Giancarlo Foglietta della Filt, Luca Piersante della Uilm e Antonio Ortolano della Uil.
«Bisogna pensare ad un piano traffico che disinquini e disincagli una città che ha dei grossi problemi di mobilità», ha dichiarato Coccia.
«Quello attuale - ha proseguito - ha sicuramente migliorato la situazione. I dati sono chiari: le rotatorie realizzate (15 su 18), oltre allo snellimento del traffico, hanno contribuito ad una forte diminuzione degli incidenti, determinati anche dall'attento lavoro dei vigili urbani. L'attuale piano traffico ha anche incentivato l'utilizzo dei mezzi pubblici e prevede la realizzazione di nuovi parcheggi. I piccoli ma buoni interventi promossi - ha sottolineato il segretario della Cisl - hanno migliorato anche la velocità dei mezzi pubblici i quali, attualmente, viaggiano intorno ai 15 km/h. Meno corse bis degli autobus e la realizzazione di piste ciclabili hanno sicuramente reso il piano traffico fattibile».
«Le soluzioni studiate dall'amministrazione comunale - ha continuato di Coccia - rappresentano un atto di buona volontà ed è soprattutto sono inserite in un documento perfettibile, diamo quindi una valutazione positiva ad un lavoro realizzato con democrazia».
Della stessa opinione Paolo Castellucci il quale ha dichiarato: «La città ha bisogno di regole, e non solo rispetto alla gestione del traffico. Le soluzioni individuate dall'amministrazione comunale rappresentano regole modificabili durante questo periodo di sperimentazione. Bisogna pensare - ha sottolineato il segretario provinciale della Cgil - che per l'elaborazione di questo piano ci sono voluti parecchi soldi».
Abrogare il documento significherebbe iniziare tutto da capo vanificando il lavoro già eseguito e spendendo altro denaro.
«Per quanto riguarda il discorso sul crollo del commercio nel centro della città e non solo, i motivi non possono essere legati alla chiusura della rampa dell'asse attrezzato o perché le auto non possono entrare più lungo corso Umberto. I reali motivi - ha spiegato Castellucci - sono altri: sono i 7 mila posti di lavoro in meno persi in 3 anni sul territorio provinciale e gli stipendi che rimangono sempre gli stessi. Tutto ciò ha ridimensionato l'economia determinando un calo del commercio soprattutto nel centro di Pescara. Il piano traffico - ha proseguito Castellucci - deve essere affiancato ad un piano urbano e a un'organizzazione della città capace di mantenere equilibrio tra lavoro e mobilità».

Intanto il consigliere Del Vecchio risponde alle polemiche sulle iniziative del primo cittadino (lettere a tutti e telefonate di sensibilizzazione).
«Le iniziative per cercare un dialogo diretto con la cittadinanza alla vigilia della consultazione referendaria sulla mobilità, continuano ad irritare gli oppositori di un Piano urbano del traffico che nella sua attuale applicazione sta portando regole sulle strade di Pescara, regole che prima mancavano e che chi ci ha preceduto non è stato capace di stabilire», ha detto Del Vecchio.
«In questi giorni stiamo cercando di far arrivare ai residenti un messaggio chiaro sul futuro della circolazione in città», ha continuato, «lo ha fatto il sindaco Luciano D'Alfonso scrivendo lettere recapitate a mano alla popolazione, grazie al lavoro di tanti volontari convinti della bontà delle nuove regole. Lo stanno facendo anche i Gruppi consiliari interpellando anche telefonicamente la gente che non è possibile raggiungere altrimenti, utilizzando risorse umane che arrivano copiose da liberi sostenitori del documento e solo quelle. Lo stanno facendo alcuni Amministratori con il volantinaggio per le strade e i mercati cittadini, perché quando l'azione di governo lo richiede, bisogna scendere dalle poltrone e cercare il confronto anche fuori dal Palazzo. Inutile dunque gridare allo sperpero, quando lo sperpero non esiste».

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