Signor direttore, il referendum consultivo sul piano traffico di Pescara, che si svolgerà domenica, riporta alla ribalta l'argomento mobilità, con annessi e connessi problemi e carenze del trasporto pubblico che lo rendono poco appetibile ai cittadini. Il Put, si sa, indica le misure e gli strumenti per migliorare gli spostamenti, dentro e fuori città, di quanti vanno a piedi, in bicicletta, con il mezzo pubblico, oppure in auto. L'obiettivo finale del Put è quello di migliorare la qualità della vita, arrecando il minor danno possibile al territorio ed all'ambiente in cui si vive. Il piano traffico, insomma, è un affare che riguarda tutti a Pescara, è una di quelle questioni su cui si gioca pesantemente la credibilità di chi amministra la cosa pubblica, che misura le coerenze tra parole e fatti di chi ha chiesto fiducia e voto ai cittadini.
Bene, allora perché fino ad ora su tale argomento, oltre alle iniziative ed all'impegno visibile dell'assessore al traffico e di qualche consigliere di maggioranza, si sono registrati silenzi assordanti di tanti che invece dovevano far sentire la propria autorevole voce prima? Nessuno dimentica che uno degli argomenti forti contenuti nel programma di coalizione di centrosinistra che amministra il comune di Pescara era proprio quello della fluidificazione del traffico veicolare e della razionalizzazione del sistema di mobilità cittadino.
L'abbattimento degli attuali insostenibili livelli di inquinamento, acustico ed atmosferico, era il primo risultato da perseguire in questa battaglia di civiltà da combattere senza alcun vincolo di spesa, visto che la salvaguardia della salute di quanti vivono e lavorano nella nostra città è quella che si può definire una «variabile indipendente» nel sistema di amministrazione delle risorse pubbliche. Ora, però, la minaccia di uno schiaffo alla maggioranza di centrosinistra al comune, che potrebbe venire dai cittadini chiamati ad esprimersi sul Put anche da forze politiche che, peraltro, non hanno dato grande prova di saggezza in passato in tale campo, risveglia orgoglio o forse paura, sentimenti sopiti fino ad ora in tanti.
Ma dove erano costoro e quali iniziative hanno messo in campo per informare correttamente i cittadini sui contenuti del Put e sulle misure del piano traffico in cantiere e da realizzare? Quante e quali risorse sono state impegnate e spese per pubblicizzare e promuovere le idee e la filosofia del Put? Quali azioni sono state intraprese per far digerire le sue scelte anche impopolari? La comunicazione, ah, la comunicazione, che cosa non si farebbe per te, anche se manchi sempre quando servi! Morale, gli appelli vanno bene, ma non bastano. Il fideismo da solo non è segno di una democrazia matura.
(*) già Segretario Generale della Filt Cgil Abruzzo