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Data: 21/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
La sinistra chiede a Prodi un colpo d'ala «I pericoli non vengono da noi, ma la Finanziaria sarà decisiva per il governo»

Qualità e giustizia sociale. Resta aperto il nodo pensioni

ROMA. Chiedono «un colpo d'ala», perché, dicono, «questa Finanziaria sarà decisiva per le sorti del governo e della legislatura». Sinistra dell'Unione, Pdci, Rifondazione, Sinistra democratica, Verdi, insieme valgono 150 parlamentari fra senatori e deputati. I quattro leader, Mussi (Sd), Pecoraro Scanio (Verdi), Diliberto (Pdci) e Giordano (Rifondazione) sono andati dal presidente del consiglio, Romano Prodi.
Un incontro per presentare le proprie proposte sulla Finanziaria. «Prodi deve ascoltarci, perché i pericoli per il suo governo vengono da altre parti della maggioranza», dice Diliberto. «Il ruolo di Prodi deve essere quello di garante, guai se fosse solo il terminale delle controversie all'interno del Pd, ci sarebbe uno snaturamento della coalizione e verrebbero meno le ragioni per stare insieme». In serata, da Palazzo Chigi arriva una nota che elogia «il contributo importante della sinistra».
Sulla Finanziaria si gioca d'anticipo per non trovarsi fuori dalla cabina di regìa della Finanziaria, occupata è il timore, dal Partito democratico. «Vorremmo non sentirci ospiti - dice Franco Giordano, segretario di Rifondazione - del resto con i nostri 150 parlamentari abbiamo un peso». A Fabio Mussi, Sd, preme mettere in chiaro che l'ala sinistra della maggioranza non è composta di estremisti, tutt'altro: «Non vorremmo essere trattati da estremisti dato che invochiamo solo l'applicazione del programma dell'Unione». E Giordano insiste: «Non possiamo assistere al sequestro della politica economico-sociale, ritrovandoci solo a emendare o a criticare».
Il colloquio a Palazzo Chigi dura un'ora. Prodi - riferiscono i partecipanti - ascolta, interviene e rassicura Mussi, Pecoraro Scanio, Diliberto e Giordano: «Ha detto di contare su di noi, a fronte dei problemi per la maggioranza legati alla vicenda Dini», spiega Oliviero Diliberto, Pdci. E aggiunge: «I pericoli non vengono da noi, ma dai moderati che hanno un disegno orchestrato». Quando pronuncia queste parole il caos del Senato ancora non si è palesato in tutta la sua portata. A Mussi il compito di spiegare più nei dettagli alcuni passaggi del documento presentato a Prodi: «C'è una crisi di fiducia, l'abbiamo vista tutti. La prima Finanziaria del centrosinistra è servita per il risanamento, con la prossima c'è bisogno di tornare a volare. Se si fanno le cose giuste, si vola e il governo decolla, se si fanno sbagliate si cade bruscamente».
«Chiediamo collegialità - continua il ministro dell'Università - e che la Finanziaria sia coerente con le risoluzioni del Dpef di luglio nelle quali hanno collaborato tutte le forze dell'Unione». In concreto il riferimento al Dpef è per introdurre una maggiore attenzione alla spesa sociale, nella quale l'Italia spende solo l'1,5% del Pil, cifra che la mette in coda ai paesi dell'Unione europea. Ma è soprattutto per le risoluzioni che chiamano all'applicazione del programma di governo laddove si parla di omogeneizzazione delle rendite finanziarie, di impiego delle riserve di Banca d'Italia per scuola e università.
Fra le richieste della sinistra c'è anche il taglio dell'Ici così come l'aliquota unica per i redditi da affitti. «Chiediamo scelte forti sull'ambiente, sul sapere, sul sociale - dice Pecoraro - chiediamo che ci sia il segno che il nostro paese investe in ambiente, lavoro e innovazione e per farlo bisogna ridistribuire la ricchezza».
Lavoro e pensioni. Qui la sinistra gioca la carta più importante. Ancora Mussi: «Sulle pensioni c'è una cogenza, deve essere rispettata la scadenza del 31 dicembre altrimenti dal primo gennaio scatterebbe lo scalone. Ma per le norme sul mercato del lavoro, contenute nel protocollo sul welfare, non c'è altrettanta cogenza».

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