Il senatore di Forza Italia Andrea Pastore scatena il fronte del sì e attacca il sindaco e il comandante dei vigili urbani: «Un'impresa raggiungere il centro»
PESCARA. «Per venire qui ormai devo chiedere un passaggio a qualcuno, perché non si riesce più a trovare un parcheggio. Stiamo pensando di trasferire la sede del partito in periferia». Al quarto piano di palazzo "Arlecchino" di piazza Salotto, ex sede della Dc e oggi quartier generale di Forza Italia, il senatore Andrea Pastore sferra con pungente ironia il suo primo attacco contro il piano traffico del Comune, che fra 24 ore sarà sottoposto al referendum cittadino.
Il centrodestra vuole cancellarlo con un "sì" sulla scheda, che servirà appunto ad abrogare le misure sulla viabilità entrate in vigore un anno fa in via sperimentale.
Durissimi gli affondi del notaio contro l'amministrazione D'Alfonso. Gira e rigira (ma le rotatorie di Mancini qui c'entrano poco) il senatore torna a battere il ferro sulla questione di sempre, le Aree di risulta: «Il centrodestra aveva fatto le sue scelte acquistando il grande parcheggio della stazione. Ora ci sembra una previsione folle quella di far pagare un ticket d'ingresso agli automobilisti che si recano in centro; una follia che serve solo per fare cassa e rendere più appetibile quell'area a chi si è aggiudicato l'appalto per la gestione dei parcheggi, tra l'altro oggetto dei ricorsi che conoscete alla magistratura amministrativa e penale».
Una breve pausa per prendere fiato, poi Pastore dà ancora sfogo all'ira con uno scatto d'orgoglio: «Come pescarese, pensare di pagare un solo centesimo per entrare nella mia città mi fa ribollire il sangue».
Residenti e attività commerciali sono per la Casa delle libertà le «vere vittime» del piano traffico. «Ma qualcuno ha capito» chiede Pastore «perché è stata chiusa la rampa di piazza Italia?».
Il senatore mostra poi una lettera a firma del sindaco D'Alfonso recapitata alla figlia per sostenere le ragioni del nuovo piano traffico. Poi torna anche lui sulle telefonate che continuano ad arrivare ai cittadini da parte di collaboratori e segretarie del sindaco per la propaganda sul referendum. Più tardi, sulle scale di palazzo di città, D'Alfonso mostra una lettera indirizzata il 4 settembre scorso al direttore generale del Comune e una ricevuta di versamento di conto corrente di 300 euro: «Siccome dal telefono cellulare del Comune che mi è stato dato in dotazione, mi capita di dover fare qualche telefonata per ragioni politiche o familiari, ho pensato di versare spontaneamente quella somma, e lo farò ancora, per non far pesare il costo sulle casse dell'ente».
Ma non è ancora finita, perché nel mirino di Pastore finisce anche il comandante dei vigili urbani Ernesto Grippo: «Pescara è la città più inquisita d'Italia» tuona il senatore, «con 71 vigili urbani iscritti nel registro degli indagati su denuncia del comandante che per i primi due anni non si era però accorto di nulla. Il problema, però, non sono loro ma i "mandanti" che siedono nelle stanze del Comune». E siamo al botto finale della campagna referendaria per il "sì".