PESCARA. Seggi aperti dalle 7 alle 22 di oggi nelle scuole della città per decidere la sorte di rotatorie, sensi unici, rampa dell'Asse attrezzato, Ztl, parcheggi. Anche se resta ancora da capire se il referendum sul piano traffico del Comune - la prima consultazione popolare non "politica" per la città dal dopoguerra ad oggi - servirà davvero a cambiare le cose. Perché il referendum è di tipo consultivo e non abrogativo, come previsto dallo statuto comunale. E perché qualunque sia l'esito delle urne, sarà poi il consiglio comunale a decidere sul nuovo piano traffico entrato in vigore, in via sperimentale, nel settembre dello scorso anno. Lo statuto parla chiaro anche su questo: una volta acquisito il risultato della votazione, il presidente del consiglio comunale è chiamato a convocare l'assemblea civica portando all'ordine del giorno l'argomento referendario per le eventuali determinazioni. Così c'è già chi fa i primi conti e chiede: ma era davvero il caso di spendere 137mila euro dei contribuenti per un referendum che servirà solo a conoscere l'umore di quanti si recheranno alle urne ma senza alcuna efficacia sul piano concreto? Una cifra che il Comune avrebbe potuto spendere per la costruzione della palestra di una scuola o di una mensa scolastica.
Le firme raccolte dal Comitato promotore del «sì» (sì all'abrogazione del piano traffico) hanno però legittimamente innescato la macchina referendaria, sempre a norma di Statuto, e ormai non resta che attendere la risposta delle urne prevista intorno alla mezzanotte.
Il fronte del «sì», sul quale è schierato politicamente il centrodestra, attenderà il responso delle urne nella sede di corso Umberto (ex calzature Magli). Quello del «no», nella sede di piazza Unione che dal 2003 rappresenta il quartier generale dell'Unione. I sostenitori del piano traffico contano naturalmente sulla bassa affluenza alle urne, stimata ieri un po' in tutti gli ambienti tra un minimo di 10mila e un massimo di 25mila votanti. Il referendum non richiede comunque un quorum per essere valido. Basterà contarsi. Ieri, l'ultimo appello del sindaco D'Alfonso, nel giorno del «silenzio elettorale», ha scatenato le ire del centrodestra: l'ultimo "botto" prima della chiamata alle urne.