Se questo inverno siamo stati alla mercé dell'inquinamento atmosferico prodotto dal traffico veicolare privato, l'estate che arriva si annuncia all'insegna dell'overdose da moto e motorini. A tanto porta la cronica assenza di una scelta forte e strategica sulla mobilità pubblica, la mancanza della quale favorisce il disordine collettivo, suggerendo a ciascuno di risolvere come crede (e come può) il problema della propria mobilità. La mancanza di una risposta pubblica a un problema di mobilità cittadina e metropolitana determina, cioé, il fiorire di tantissime risposte private. Ognuno si organizza come può a garanzia della propria mobilità all'interno, e a Pescara la risposta più allettante è quella di muoversi in motorino.
Sono infatti ben 29.527 i motoveicoli appartenenti a residenti della provincia di Pescara, secondo i dati ufficiali forniti dalla Motorizzazione civile: una cifra impressionante, se si considera che la maggior parte è concentrata nell'area del capoluogo e i più immediati dintorni. L'effetto devastante del fenomeno è stato già saggiato lo scorso anno: lungo la riviera, infatti, abbiamo potuto ammirare non più il mare, ma un unico rimessaggio senza soluzione di continuità di moto parcheggiate. Questa massiccia risposta privata al problema della mobilità naturalmente determina un ulteriore abbassamento della qualità della vita di tutti i cittadini, con ripercussioni negative anche sull'immagine turistica della nostra città. Senza dimenticare che per le persone anziane (e i bambini) attraversare con tranquillità una strada qualsiasi, peggio che mai la riviera, è quasi impossibile. La stessa mobilità alternativa che qualche ciclista coraggioso tenta di fare in mezzo al traffico caotico di Pescara viene penalizzata. Inquietante è poi l'elevato numero di incidenti gravi che d'estate vedono coinvolti tanti giovanissimi centauri. Intanto la cosiddetta "strada parco" rimane un vuoto urbano (d'estate completamente deserto!) a completa disposizione di pochi privilegiati (i residenti del posto), mentre la riviera è in balia delle moto e viale Bovio è sotto assedio di mezzi di tutti i tipi. Risale al 1992, con la una richiesta di finanziamento, il primo atto ufficiale finalizzato alla realizzazione di un mezzo pubblico ecologico a carattere metropolitano lungo l'ex tracciato ferroviario. Sono passati 14 anni: quanto tempo ancora dovremo aspettare per ottenere una svolta significativa a vantaggio di tutta la città di Pescara? Devono finire di costruire lungo la cosiddetta "strada parco" le ultime palazzine da vendere a caro prezzo? O dobbiamo nel frattempo abbandonare le biciclette e comprarci tutti i motorini? Pescara merita un coraggioso salto di qualità, per tutti.
* (ambientalista pescarese)