A caldo la vittoria è stata di tutti, una "vittoria all'italiana" s'intende. Ma il giorno dopo la consultazione referendaria che ha registrato 13.775 favorevoli alla revoca del piano traffico su 21.113 votanti, con un'astensione dell'80 per cento dell'elettorato, a prevalere nella maggioranza è la teoria del pareggio. Non ha vinto nessuno, né destra né sinistra, né residenti né commercianti, ma soprattutto ha perso la città chiamata a dire la propria sul piano traffico, con la consapevolezza di non incidere più di tanto. E con un esborso di 133 mila euro di denaro pubblico per uno strumento di democrazia utilizzato anche male. Tanto che l'assessore al traffico Armando Mancini dice: «Se una consultazione non interessa la cittadinanza vuol dire che si è sbagliato obiettivo. Di questo bisogna prendere atto con dignità». A dimettersi, ad ogni modo, non ci pensa affatto: «Che lo faccia Ardizzi, visto il risultato...» è stata la sua replica.
L'argomento evidentemente non ha coinvolto i cittadini. «Il referendum consultivo - spiega Mancini circondato dai colleghi di giunta e dai consiglieri - è uno strumento di partecipazione popolare. Non è una corsa ad ostacoli dove vince chi fa primo, e quindi pesa nella misura in cui pesa la partecipazione popolare: il fatto che abbia votato solo il 20 per cento degli aventi diritto non può che definirsi un flop». L'assessore poi ammette: «Non siamo soddisfatti dell'esito. Un uso sbagliato del referendum non deve far piacere a nessuno. Si sono fatte solo prove tecniche di elezioni amministrative e ora si resta in un limbo dove tutti rivendicano la propria posizione». Ma c'è spazio per l'affondo nei confronti del centrodestra: «Mi sembrano ridicole le manifestazioni di vittoria dell'opposizione. Masci, Pastore e Sospiri gridano con forza di avere vinto per coprire le voci di quanti nel centrodestra li accusano di averli condotti ad uno scontro inutile e costoso per i cittadini. Un'ennesima sconfitta che Masci regala alla sua coalizione. Una prova di forza che si è rivelata prova di debolezza. Ma quale spallata alla maggioranza? La città ha mostrato di comprendere i nostri sforzi e di non avere alcuna voglia di tornare indietro». Dalla parte del comitato del no c'è anche un dato importante: nei primi giorni di adozione del Put i commercianti riuscirono a raccogliere 24 mila firme per chiedere di annullare le modifiche alla viabilità apportate dall'amministrazione. A conti fatti, mancano all'appello 11mila sì: che fine hanno fatto? I 13mila che hanno espresso parere contrario al piano traffico «saranno ascoltati e rispettati», assicura Mancini. «Esultare per una clamorosa debacle è il segno della difficoltà di interpretazione e della mistificazione dei fatti in cui quelli dell'opposizione continuano a incorrere - tuona l'assessore Massimo Luciani -. Sono state raccolte 5mila firme per chiedere la consultazione e hanno votato sì all'abrogazione poco più del doppio, nemmeno tutti i parenti». E in merito al volantinaggio del sindaco per invitare i cittadini a votare no, risponde Luciani: «Il centrosinistra ha rispettato la consultazione, aprendosi al confronto, ma evidentemente non era nostro compito mobilitare la piazza». Gli fa eco il consigliere della Margherita Enzo Del Vecchio: «Dovevamo scendere in campo perché il piano traffico è di tutta la maggioranza».