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Data: 26/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Tassare le rendite? Per Prodi non è il momento. La sinistra insorge: ma è nel programma. Stasera verifica ad alto rischio

Tornano a circolare voci di rimpasto ma Palazzo Chigi chiude: prima la manovra e la riforma elettorale, poi vedremo...

ROMA. Nella prossima manovra non ci sarà l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Lo ha ribadito Romano Prodi da New York, aprendo inevitabilmente un nuovo fronte con la sinistra radicale. Ma il mancato innalzamento della ritenuta fiscale su Bot e azioni sarà solo uno degli argomenti destinati a rendere ad alto rischio il vertice di governo che si riunirà questa sera a Palazzo Chigi.
Si annuncia infatti più complicato del previsto l'incontro con tutti i segretari e i capigruppo dell'Unione voluto da Prodi per tentare di ricompattare la maggioranza.
Il premier si è detto ieri fiducioso dopo l'incontro a New York con Lamberto Dini, il sospettato numero uno fra i possibili affondatori del governo. Prodi assicura che, nonostante lo «strappo» nel recente voto al Senato sulla Rai, Dini gli ha assicurato di sentirsi sempre parte del centrosinistra. E che anzi potrebbe in futuro anche entrare nel Partito Democratico «quando si creeranno alcune condizioni».
Di certo Dini ha apprezzato lo stop di Prodi al progetto di armonizzazione delle imposte sulle rendite finanziarie. Si tratterebbe, come è noto, di abbassare al 20 per cento le imposte sui conti correnti bancari oggi al 27 e di alzare alla stessa quota quelle sulle rendite provenienti da azioni, obbligazioni o titoli di Stato, come Bot e Cct, oggi al 12,5 per cento.
Sarebbe un intervento «prematuro», ha spiegato Prodi, in un periodo di «turbolenze» dei mercati finanziari. Il premier non ha però escluso che si possa affrontare il tema in futuro: sia perché «l'allineamento verso valori europei è di buon senso», sia perché è una misura che «si può approvare in qualsiasi momento» senza alcun bisogno di metterla in finanziaria. Concetto sottolineato anche da Giulio Santagata: «La tassazione delle rendite finanziarie è nel programma», riconosce il ministro, ma si farà «entro la legislatura».
Argomenti che non placano le proteste della sinistra radicale. «Ci sono impegni presi e definiti», rammenta Franco Giordano. Anche Bertinotti ricorda che l'impegno è nel programma, e oggi i capigruppo di Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica si vedranno per fare il punto prima del vertice di maggioranza. Anche perché stasera, fa sapere palazzo Chigi, si potrebbe decidere di stralciare la riforma delle pensioni dall'accordo sul welfare per inserirla nella finanziaria (e così blindarla).
Ma le spine per Prodi non si esauriscono certo con la sinistra radicale e Dini. A far pesare i propri due voti determinanti al Senato sono ora anche i due ribelli di centro Roberto Manzione (ex Udeur) e Willer Bordon (ex Margherita). Dopo aver dato vita all'ennesimo gruppetto, l'Unione democratica, hanno rifiutato l'invito al vertice di stasera. Chiedono un incontro a quattr'occhi con Prodi, che potrebbe esserci domani. Intanto, insieme ad Antonio Di Pietro, anche loro soffiano sul caso Visco. Segnali che rendono più nervoso anche Clemente Mastella, che fiuta il rischio di essere scavalcato a destra da Dini, Bordon o Di Pietro. E il capogruppo dell'Udeur, Mauro Fabris, fa già fa sapere: «C'è bisogno di una quadra politica. Non permetteremo che il vertice di domani (oggi, ndr) finisca a tarallucci e vino».
Quanto alle ipotesi di rimpasto e di riduzione della squadra ministeriale, fonti di Palazzo Chigi fanno filtrare che il tema si porrà dopo il varo della Finanziaria e dopo avere affrontato il tema della legge elettorale, considerata la vera priorità.

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