PESCARA. «Si muore perchè manca una formazione adeguata e le misure di sicurezza sono insufficienti». Ieri all'Aquila un operaio è morto in un cantiere. Un'altra vittima di una guerra silenziosa che secondo Giampaolo Di Odoardo, del dipartimento aiuto e prevenzione della Cgil, non si vincerà finchè non si applicheranno davvero le leggi emanate per fermare la strage delle morti bianche.
Il problema di fondo, secondo Di Odoardo, è nella mancanza di controlli. «Se si rispettassero metà delle leggi sulla sicurezza», spiega, «non avremmo infortuni. Ma le aziende che non le rispettano sanno che non subiranno ispezioni, e così quelle che vogliono stare in regola rischiano di andare fuori mercato, perchè la sicurezza costa». E a pagare il prezzo, secondo il il sindacalista, sono soprattutto i lavoratori precari. «Con la difficoltà di arrivare alla fine del mese», afferma Di Odoardo, «chi cerca lavoro accetta quello che trova, anche se non ha esperienza. E così un lavoro per cui ci vorrebbere ore di formazione, lo fanno persone senza preparazione».
In ogni tipo di lavoro c'è un gergo, spiega il sindacalista, un linguaggio di gesti e parole chiave che i lavoratori dovrebbero conoscere. «Il gruista, ad esempio, adopera il pollice per segnalare gli spostamenti; per intendere due tavolette che ti proteggono come un parapetto si dice "due sottomisure". Ma spesso i giovani si trovano lì senza sapere queste cose, perchè nessuno gliele ha spiegate».
E, per di più, un precario ha spesso paura di chiedere e fa ciò che gli viene detto di fare anche se non conosce gli strumenti e le procedure. «E così si alimenta una catena di rischi che schiaccia soprattutto i ragazzi». «Il precariato non dà solo incertezza economica», spiega Di Odoardo, «dà un'incertezza di vita che costringe a lavorare 20 giorni in un'azienda e un mese in un'altra che si occupa di altro. Con il risultato che aumentano gli incidenti e non si professionalizza nessuno».
Poi ci sono gli straordinari, che secondo Di Odoardo «oggi sono una necessità, mentre prima si facevano scioperi per lavorare meno e fare entrare altri lavoratori». «Ma qui parliamo di gente che guadagna tra 800 e 1100 euro al mese: per far fronte alle spese, è chiaro che lo straordinario diventa obbligatorio».
Anche le istituzioni finiscono sotto accusa. «Le province dovevano nominare il responsabile della sicurezza, ma non l'hanno fatto», accusa il sindacalista, «mentre la Asl doveva attivare un dipartimento prevenzione e sicurezza. Non ne hanno mai parlato i manager, la giunta e nessun politico».