ROMA. Il rinvio della revisione della tassazione sulle rendite finanziarie - che oggi oscilla dal 12,5% di Bot e dividendi di Borsa al 27% degli interessi sui depositi bancari e postali - incassa il sì di diversi economisti. Se in linea di principio diversi negli ultimi anni hanno spinto per una omogeneizzazione, intorno al 20%, di questa tassazione e un riallineamento dunque ai livelli europei, sono ora tanti coloro che frenano considerata la fibrillazione dei mercati finanziari. Tanto più che da un punto di vista degli incassi la partita vale oggi più o meno un miliardo di euro, secondo gli ultimi calcoli.
Concordano gli economisti: «Sarebbe davvero poco opportuno mettere mano alla questione in un momento di fibrillazione finanziaria come questo», afferma Luigi Paganetto, preside della Facoltà di Economia all'Università di Roma-Tor Vergata. A parte la contrarietà della sinistra radicale, il rinvio incassa un via libera abbastanza bi-partisan. «Sarebbe stata una mossa avventata in un momento così delicato», dice Franco De Benedetti senatore dei Ds. Ma anche Giuseppe Vegas di Forza Italia sottolinea: «Sarebbe il segnale agli investitori di fuggire dall'Italia». La crisi dei mutui subprime fa paura e il gioco non varrebbe la candela anche perchè i calcoli concordano: la tassazione al 20% dei capital gain vale circa 1 miliardo di euro.
Ma sul tavolo ci sono anche altre ipotesi: quella di mettere una soglia sotto la quale non toccare la tassazione, oppure quella di escludere tutti i titoli di Stato, da Bot a Cct. Ma è evidente che di rendite se ne riparlerà. Innanzitutto perchè la tassazione è ben al di sotto la media europea, che sarebbe al 20-21%. La tassazione al 12,5% era generosa per incentivare le famiglie italiane al rifinaziamento del debito pubblico. Oggi però la questione sarebbe in parte superata: in mano alle famiglie sarebbe solo il 13-14% dei titoli di stato; oltre il 50% è all'estero mentre il resto in mano a fondi e imprese. I Bot nel portafoglio delle famiglie valgono il 5-6%, secondo Bankitalia.