ROMA. E' scontro aperto nella maggioranza sul protocollo del welfare. Alla fine di una giornata di polemiche verbali, Romano Prodi ha spezzato una lancia in favore di chi non vuole modifiche perchè «è un protocollo che abbiamo firmato con le parti sociali e così rimane». Resta però che il consiglio dei ministri passerà il testo al parlamento nel quale la maggioranza si misurerà. I litigi più aperti sono venuti da Rifondazione e dal ministro per il commercio con l'estero Emma Bonino. Secondo il Prc se dal referendum tra i lavoratori «emergerà una sofferenza, il protocollo dovrà essere cambiato», come ha detto il segretario Franco Giordano.
Secondo Bonino «nessuno pensi di modificare il protocollo che è e deve essere parte integrante di questa legge finanziaria e non può e non deve essere toccato». Anzi per il ministro per il commercio con l'estero, le parole del ministro Paolo Ferrero favorevole ad una modifica «sono francamente stupefacenti ed irricevibili». Il referendum nelle fabbriche è in corso e fioccano le accuse alle confederazioni di voler comunque imporre il «sì», al punto che gli operai di Mirafiori hanno invitato i giornalisti a partecipare all'assemblea di oggi. Intanto Fausto Bertinotti, riprendendo le vesti di militante di Rifondazione e togliendosi quelli di presidente della Camera, avverte: «Quella del welfare è una partita aperta. Penso che, come si è fatto con la Finanziaria, si possa lavorare ad una soluzione che accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati». Il ministro Ferrero aveva detto: «Penso che il miglioramento delle misure sulla precarietà e sulle pensioni rimane assolutamente come obiettivo». Secondo Bonino al contrario «il 12 ottobre (giorno del cdm) è il giorno che definirà la qualità complessiva della manovra». Per il ministro Damiano la scelta del rinvio del collegato alle Camere sarebbe dovuta all'esigenza «di avere una finanziaria snella composta di pocgi articoli e con materie il più possibile omogenee». Il ministro ammette che «su alcuni argomenti come i contratti a termine si introdurranno chiarimenti. Sarà precisato che non si potrà rinnovare il contratto oltre i 36 mesi, salvo la deroga assistita con i sindacati». Esiste anche un voce intransigente nella maggioranza ed è quella di Francesco Rutelli: «Per noi il protocollo sul welfare è intoccabile, lo recepiremo anche con un provvedimento di legge». Lo scontro si allarga coinvolgendo tutta la sinistra radicale. Titti Di Salvo, capogruppo della Sinistra Democratica alla Camera, dice: «Il rispetto dovuto al referendum, un appuntamento straordinario della democrazia italiana, non può esimere il Parlamento dall'assunzione di responsabilità, soprattutto rispetto ai lavori usuranti, all'eliminazione dello staff leasing e ai contratti a termine». E alle preoccupazioni di Lamberto Dini che minaccia di non votare la finanziaria se si cambia il protocollo sul welfare, risponde l'eurodeputato (Pdci) Marco Rizzo: «Dini fa la lotta di classe, spero che anche noi la facciamo altrettanto bene». Secondo Piero Fassino (Ds) non ci sarebbero «spaccature sul welfare nella maggioranza».