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Data: 03/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Precariato, la Cgil si appella alla Finanza. Sollecitati controlli nelle aziende sull'uso improprio dei contratti a termine

TERAMO. In attesa del superamento della legge 30 (meglio conosciuta come legge Biagi) che dal dibattito in corso tanto presto non di concretizzerà, si può fare qualcosa, a livello locale, per ridurre drasticamente il precariato. Una mano può arrivare dalla guardia di finanza. E' questo il senso dell'appello lanciato da Giampaolo Di Odoardo , segretario della Cgil di Teramo. «La quasi totalità dei contratti precari», esordisce, «non sono corrispondenti allo spirito della normativa. Sono, in pratica, falsi. I precari vengono utilizzati in realtà come dipendenti a tempo indeterminato».
E' qui che entrano in gioco ispettorato del lavoro e Finanza, secondo il sindacalista. «Siamo in presenza di un'emergenza derivante da una situazione di illegalità diffusa», rincara la dose Di Odoardo, «bisogna che il prefetto metta in moto le forze dell'ordine per arrivare a fare controlli a tappeto. E così stabilizzeremo in provincia almeno duemila lavoratori».
«I controlli andrebbero fatti», aggiunge Piero Porrini dell'ufficio vertenze Cgil, «su tutti i contratti di somministrazione di manodopera. I contratti a tempo determinato per legge devono essere fondati su motivazioni straordinarie, la cui esistenza dovrebbe essere verificata da un organo ispettivo». Il sindacalista parla di situazioni di illegalità diffusa, in cui molte aziende licenziano i dipendenti a tempo indeterminato per riassumerli come precari. Il tutto, ovviamente, comporta tutele quasi inesistenti per i lavoratori: la maternità è preclusa, gli scatti di anzianità sono una chimera e la pensione un miraggio. «Non solo», precisa Di Odoardo, «il precariato non è più un passaggio nella vita lavorativa dei giovanissimi: in provincia di Teramo l'età media del precario è 36 anni. In più è un danno per l'economia provincia: con il precariato non si professionalizza nessuno. Si perde un elemento prezioso che la provincia aveva potuto vantare: la qualità alta delle prestazioni lavorative».
Secondo i dati della Cgil ogni quattro assunzioni, in provincia, tre sono a tempo e una è stabile. «La somministrazione di manodopera è diventata una vendita di manodopera legalizzata», commenta Porrini, «è un caporalato che non interessa solo le piccolissime aziende ma anche quelle più grandi. E in questo panorama solo un'azienda, a quanto ci risulta, ha usufruito degli incentivi (che scadevano a fine settembre, ndr) per assumere lavoratori in nero».

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