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Data: 04/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Welfare, crescono le proteste. Dopo Torino, arrivano fischi dagli operai Fiat di Melfi

«Ci sentiamo troppo penalizzati» Già pronte 45.000 assemblee di lavoratori

ROMA. Non sono solo i metalmeccanici del nord ad avercela con il protocollo welfare. Ieri ci sono stati fischi all'assemblea sindacale dei cinquemila operai dello stabilimento di Melfi-Fiat a Potenza. Contestazioni e urla per la segretaria confederale Cgil Carla Cantone e per Vincenzo Tortorelli, segretario regionale della Uilm, accanto a critiche dirette al ministro del welfare Cesare Damiano, responsabile di una riforma che a parere dei metalmeccanici penalizza i lavoratori. Hanno partecipato 4500 lavoratori su un totale di 5200. Dove è la promessa dell'abolizione della legge 30?, hanno chiesto i delegati. I metalmeccanici dimostreranno che si possono cambiare le leggi e gli accordi come è stato per l'art.18 dello Statuto, è stato promesso durante l'assemblea.
Ieri è intervenuto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e a proposito del protocollo ha detto: «E' irrinunciabile per il governo che le Camere garantiscano la deliberazione definitiva almeno di questo collegato entro il 31 dicembre 2007». L'ala sinistra però non rinuncia a trovare necessari alcuni cambiamenti all'intesa. E' tornato sull'argomento il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, il quale si è detto sicuro che si possa trovare in Parlamento «una convergenza» e «una composizione» tra le forze dell'Unione.
Una modifica però non è vista di buon occhio dai sindacati che pensano di aver raggiunto il miglior accordo possibile. Per Guglielmo Epifani (Cgil) «bisogna evitare che il Parlamento peggiori l'accordo, perché con la situazione di questa maggioranza anche questo sarebbe possibile». Per questo, ha continuato Epifani, credo che un sì sarebbe più utile e potrebbe consentire di migliorare l'intesa. Davanti ad un'assemblea di pensionati della Cgil di Bologna, il leader della Cgil si è lasciato andare ai suoi timori: «Se prevalessero i no, auguri a chi ha sostenuto questa tesi, perché nessuno può più sapere cosa succederà». E ancora: «E' peggio di un'equazione, non so con quante incognite. Non possiamo permetterci di scherzare con la democrazia».
Anche la Cisl si dichiara contraria. Raffaele Bonanni (Cisl) anzi è più pesante: «Se il governo rivede qualcosa dell'accordo sul welfare, la Cisl non ci sta perché anche una piccola modifica sfascia tutto». Bonanni insiste: «Siamo molto irritati e lo dico a nome della Cisl che, fatto l'accordo, nel linguaggio e nelle procedure, è stata molto rigorosa. La parola che si dà si mantiene perché quando in politica non si mantiene la parola tutto diventa più precario». L'uscita ha irritato Piero Fassino (Ds) che ha ricordato che «il Parlamento sarà sovrano nel valutare l'intesa».
Secondo il responsabile delle politiche del lavoro Maurizio Zipponi (Prc) finora «c'è stata una partecipazione molto alta nelle fabbriche, nell'industria, al Nord come al Sud, rispetto alle strutture pubbliche della sanità e scuola dove la partecipazione è molto bassa e con il dato comune della forte delusione di non essere come lavoratore al centro dell'attenzione».
L'obiettivo del sindacato è svolgere 45.000 assemblee per 5 milioni di lavoratori aventi diritto al voto.

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