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Data: 05/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Protocollo welfare, dibattito alla Sevel. Val di Sangro. I sindacati dei metalmeccanici divisi. Per la Fiom arriva il segretario nazionale Rinaldini

Operai in assemblea in vista del referendum su pensioni e mercato del lavoro

ATESSA. Il protocollo sul welfare approda alla Sevel. Oggi nello stabilimento del Ducato, in tutti i turni, si tengono le assemblee di fabbrica per discutere dell'accordo tra governo e parti sociali su pensioni e mercato del lavoro. Il clima appare tranquillo, ma il no della Fiom-Cgil, pesa anche qui. A illustrare il contenuto dell'intesa c'è Gianni Rinaldini, segretario nazionale della Fiom.
Il sindacalista, però, non vestirà i panni del "tifoso" per invitare i lavoratori a schierarsi contro il protocollo a nome della sua organizzazione, ma parlerà ai dipendenti dell'azienda del Ducato di quel che prevede l'accordo sottoscritto il 23 luglio scorso e sul quale in tutte le fabbriche ci sarà un referendum dall'8 al 10 ottobre.
Sarà invece la Rsu della Fiom a spiegare le ragioni del proprio no. La Fiom, infatti, come federazione, non dà un'indicazione di voto ai lavoratori, preferendo lasciarli del tutto liberi di scegliere. Finora nelle altre fabbriche della Val di Sangro il clima è stato disteso, con un dibattito vivace ma senza disordini. La Sevel, tuttavia, come azienda più grande d'Abruzzo, misurerà meglio il "polso" della situazione fra i metalmeccanici. «Pur riconoscendo alcuni aspetti positivi dell'intesa, come l'aumento delle pensioni e dell'indennità di disoccupazione, ci attendevamo per i lavoratori il superamento delle leggi Biagi e Maroni e della normativa sui contratti a termine, per ridare vera centralità al lavoro a tempo indeterminato nel nostro sistema», spiega la Fiom, che sul testo è in rotta con la Cgil, la confederazione di appartenenza. «Sono sicuro che sarà un' assemblea partecipata e dibattuta», dice Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom.
«Credo che non aver frenato col protocollo il precariato non abbia risolto il principale problema sociale. In Sevel c'è un percorso chiaro di stabilizzazione dei lavoratori, ma altrove non è così», aggiunge. Per il no si schiera anche la Fismic, secondo cui «si tratta di un brutto accordo perché si allunga l'età pensionabile, si aumentano i contributi previdenziali a carico dei lavoratori, non si danno certezze per la pensione dei giovani e non si affronta seriamente il precariato», spiega Roberto Salvatore, segretario provinciale dell'organizzazione. Parere diverso dal fronte di Cgil, Cisl e Uil. «Siamo schierati a favore del protocollo, perché l'alternativa, se passa il no, è il persistere di uno status quo che penalizza solamente lavoratori e pensionati», sostiene Nicola Manzi, segretario della Uilm di Chieti. «Il vero pericolo», avverte, è però l'eccessiva politicizzazione del protocollo». «L'accordo non risolve tutti i problemi, ma è un primo passo per costruire prossimamente condizioni migliorative per i lavoratori», è l'opinione di Domenico Bologna, segretario provinciale della Fim-Cisl, «se non passa questo testo sarà difficile riaprire una trattativa».

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