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Pescara, 06/05/2026
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Data: 06/10/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sevel: valanga di no all'accordo sul welfare. Atessa. Il segretario nazionale della Fiom Cgil Rinaldini ieri ha partecipato all'assemblea in fabbrica per presentare l'intesa

Due ore di confronto ad alta tensione: perplessità su pensioni e lotta al lavoro precario

ATESSA - Dalla Fiom Sevel un secco "no" al protocollo d'intesa siglato nelle scorse settimane da governo e sindacati su lavoro, pensioni e welfare. Un "no" pronunciato a chiara voce, ieri mattina, al termine dell'incontro con il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, il quale ha illustrato i termini dell'accordo davanti a un'assemblea di circa 2 mila dipendenti sul totale di oltre 6 mila del colosso industriale che ad Atessa produce furgoni Ducato.
Un confronto carico di tensione, durato circa 2 ore, dalle 9 alle 11, durante il quale alcuni lavoratori hanno chiesto la parola per porre quesiti e chiedere ulteriori delucidazioni. Al termine, i 10 Rsu della Fiom hanno ribadito ufficialmente le loro perplessità, in particolare sulla questione degli "scalini" pensionistici e in materia di lotta alla precarietà occupazionale, manifestando il proprio dissenso e annunciando voto contrario al referendum indetto dalle organizzazioni sindacali confederali, in programma l' 8, 9 e 10 ottobre prossimi. «Non possiamo che prendere atto della posizione espressa molto chiaramente dai lavoratori», il lapidario commento pronunciato da alcuni esponenti della segreteria provinciale Fiom-Cgil presenti all'incontro. Diversa la posizione dei 14 delegati Fim e dei 7 Uilm favorevoli che tuttavia hanno lasciato libertà di voto agli iscritti.
Clima decisamente più disteso a poche decine di metri di distanza, nello show room della palazzina uffici, dove sempre ieri mattina Dan Peterson e Dino Meneghin, mostri sacri del basket italiano, hanno raccontato ai capi squadra dello stabilimento le loro esperienze di sportivi di successo, nell'ambito del ciclo di conferenze "Andare Oltre". Peterson, arrivato in Italia dall'America nel lontano 1973, da coach ha vinto praticamente tutto: «Non esistono segreti o formule magiche - ha sottolineato - ma solo impegno e determinazione. Importante, nello sport come nella vita, è il senso di appartenenza e di identificazione in un gruppo e in progetto. Gli obiettivi vanno centrati un passo alla volta, senza fretta e senza strafare. Tutti vogliono vincere, il vero campione è quello che non vuole perdere. A Meneghin, nei momenti difficili, dicevo: "Dino, voglio sentire la sua voce". E lui in campo era un esempio per i compagni». Meneghin ha ricordato una rimonta impossibile con l'Aris Salonicco, dopo una sconfitta di 30 punti nella gara di andata in Grecia: «Vincemmo il ritorno per 31 punti, proprio quelli che servivano... Leader non si diventa per grazia divina, ma per l'impegno e la voglia di vincere che hai, sempre». Il direttore dello stabilimento, Alfredo Leggero: «Peterson e Meneghin sono due modelli esemplari di dedizione, impegno e spirito di squadra. Valori che si possono riprodurre anche in uno stabilimento come il nostro».



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