ROMA. Non è certo dietro l'angolo, ma l'accordo nel centrosinistra sul protocollo sul welfare sembra più vicino. Alla vigilia del referendum tra i lavoratori, un certo ottimismo ha cominciato a trapelare nella coalizione. La sinistra radicale continua a chiedere cambiamenti, ma il segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano ha detto che «ci sono tutte le condizioni per modificare l'accordo di luglio». Gli ha fatto eco, dall'altro estremo della coalizione, Lamberti Dini, che, senza rinunciare alla polemica con la sinistra radicale, si è pronunciato in favore di un «maquillage» dell'accordo. Il clima favorevole nasce dalla disponibilità del ministro del Lavoro Damiano ad alcune modifiche sui lavori usuranti e sui contratti a termine, venendo incontro alla richiesta della sinistra. E così, tirando le somme del dibattito, il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa si è detto ottimista: «Un accordo si troverà», ha affermato durante la trasmissione di Rai3 «In mezz'ora». Si è anche mostrato sicuro che nel referendum sindacale i sì prevarranno. Piena sintonia con il leader della Cgil Epifani, secondo il quale «i lavoratori faranno una scelta saggia». Il nodo dovrà essere sciolto venerdì prossimo, nella riunione del consiglio dei ministri. La posizione di Rifondazione Comunista, illustrata dal ministro Paolo Ferrero, si basa sulla necessità di «andare avanti» rispetto all'accordo siglato. «Non è che bisogna cambiare il protocollo, ma nella sua attuazione in legge dobbiamo cercare una mediazione tra quello che è scritto lì e il programma dell'unione». I Verdi riprendono l'apertura di Damiano e sostengono, con Pecoraro Scanio, che sul precariato e i lavori usuranti il protocollo può essere modificato. Sulle barricate, almeno per ora, resta il Pdci: Diliberto non solo chiede di votare no al referendum, ma sostiene che il protocollo «attenta ai diritti dei lavoratori».
Un appello all'unità viene dal ministro Rosy Bindi, candidata alla guida del Pd: «Gli accordi si cambiano se quelli che l'hanno firmato sono tutti disponibili». Più duro, invece, il segretario della Cisl Bonanni: «Il tempo è scaduto, l'accordo è fatto, non vedo ragioni per ricominciare daccapo su questa materia». A non credere al rasserenamento nella maggioranza è il centrodestra, convinto che il governo sia arrivato al punto di non ritorno: «Quando il governo è spaccato su una questione del genere significa che è a fine corsa», dice l'azzurro Fabrizio Cicchitto. Il centrodestra punta le sue carte su un possibile sganciamento dei moderati dell'Unione; anzi, Francesco Pionati (Udc) è già convinto che Lamberto Dini abbia annunciato un «appoggio esterno» al governo. Comunque, assicura Maurizio Gasparri (An), il centrosinistra deve sapere che dall'opposizione non verranno «truppe di complemento».