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Data: 10/10/2007
Testata giornalistica: Trambus
L'Antitrust scopre le aziende di tpl di Maurizio Sgroi

C'è una spada di Damocle che pencola pericolosamente sulla testa di ben 18 aziende pubbliche di trasporto locale. Il filo lo regge l'Autorità per la concorrenza retta da Antonio Catricalà, autrice di una maxi indagine che si è estesa a macchia d'olio su tutto il territorio, coinvolgendo la principale aziende di tpl italiane, fra le quali anche Trambus. Che però è in buona compagnia: ci sono la Gtt, la Sita, l'Apm, l'Arpa, l'Actv, la francese Transdev, la Tag, la Sinloc, l'Actm, l'Atc, l'Ataf, eccetera eccetera. In pratica: tutti. E tutti adesso rischiano una multa che può arrivare al dieci per cento del fatturato. Un'enormità. E tutto perché? Perché le aziende in questione avrebbero violato i principi della concorrenza. Scusate, ma ci viene da ridere. Per anni abbiamo scritto su queste colonne che applicare categorie astratte come quella di ?concorrenza' a un settore che non è neanche libero di fissare i prezzi è un assurdo logico e giuridico, figlio di un'epoca di innamoramento ideologico per il libero mercato a prescindere da qualunque altra considerazione. La sanzione stessa, poi, rivela che il bersaglio è errato. Il fatturato di un'azienda di trasporto infatti, come ben sa chi le conosce, è sostanzialmente figurativo, visto che le aziende di tpl vivono grazie alle sovvenzioni pubbliche (che coprono il 65% dei costi), e quindi multare loro significa multare le regioni e gli enti locali che queste sovvenzioni originano. E questo l'Antitrust lo sa bene. Solo che è molto più semplice scambiare il dito con la direzione, e parlare a suocera perché nuora intenda. Ma guardiamo il lato positivo: per una volta, grazie a Catricalà, le aziende di tpl sono un caso nazionale. Bene o male, purché se ne parli, diceva il filosofo.

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