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Data: 11/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE REFERENDUM - Oltre il 70% dei lavoratori approva l'accordo. Epifani: il sì ha prevalso tra operai e precari. Angeletti: emerge il nodo dei bassi salari

Ma nelle fabbriche metalmeccaniche si registra la netta affermazione del no

ROMA. Si profila una netta vittoria dei sì, tra il 70 e l'80 per cento, fanno sapere i tre sindacati Cgil, Cisl, Uil, al referendum sul welfare, «anche tra gli operai». E, aggiungendo questo, fanno capire di aver tremato per i risultati che venivano dalle fabbriche, soprattutto quelle grandi metalmeccaniche dove il no è stato plebiscitario. Alla fine, trainato dalle altre categorie industriali, dagli impiegati statali, dai call center, dalle piccole industrie, dai lavoratori siciliani e sardi, il sì è stato ampiamente maggioritario. E' stata una dichiarazione congiunta e un peso in meno sullo stomaco.
Dice Guglielmo Epifani (Cgil): «Siamo molto soddisfatti, i primi dati sono già molto significativi e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari». Più sincero Raffaele Bonanni: «E' andata bene, la vittoria del sì appare inequivocabile. Chi aveva puntato sulla politicizzazione di questa consultazione è uscito sonoramente sconfitto. I lavoratori hanno respinto le provocazioni irresponsabili di questi giorni».
Per Luigi Angeletti (Uil) «ora dobbiamo affrontare il problema dei bassi salari: bisogna rinnovare i contratti per ridurre le tasse dei lavoratori dipendenti». Anche Luca di Montezemolo presidente della Confindustria, commenta: «Il sì dimostra che è un accordo che non si deve toccare e che si va verso una nuova stagione di relazioni industriali».
Gli statali e i pensionati hanno fatto registrare un consenso al 73 per cento, mentre nelle fabbriche metalmeccaniche il no è stato maggioritario. Secondo La Fiom- Cgil le tute blu in quasi tutte le aziende hanno votato contro il protocollo del welfare con punte dell'85 per cento, come alla Fiat di Cassino. I sì invece sono stati maggioritari, dice sempre il sindacato, al Nuovo Pignone di Firenze, all'Ima di Bologna e alla Selex Si di Roma Nord. Anche alla Piaggio di Pontedera ha vinto il «no» con una percentuale del 61,4 per cento contro il 38,6 dei favorevoli. Ma non sono stati solo i metalmeccanici a protestare. Nelle quattro fabbriche torinesi della Pininfarina, guidate da Andrea Pininfarina, uno dei vicepresidenti della Confindustria, i voti contrari sono stati oltre l'80 per cento. I sì invece hanno vinto in Sicilia nelle principali fabbriche, all'Italtel, alla Keller, alla Rodriguez e ai Cantieri Navali.
Gianni Rinaldini (Fiom- Cgil), il grande interprete del no dei metalmeccanici, ha commentato: «Il dato mostra nel settore metalmeccanico un malcontento legato alla precarietà e alle modalità del superamento dello scalone». Ma c'è chi teme che la manifestazione del 20 metta in dubbio la stabilità del governo. Gavino Angius, vicepresidente del Senato, sostiene che «il risultato del referendum dovrebbe indurre tutti ad una serrata riflessione su coloro che, come Rifondazione Comunista e altre forze di sinistra, hanno lanciato una dissennata campagna per il no all'accordo al protocollo su pensioni e welfare. La prima conseguenza del risultato del referendum è che dovrebbe essere disdetta la manifestazione convocata contro quell'accordo per il 20 ottobre, perchè vorrebbe dire manifestare non solo contro il governo, ma contro milioni di lavoratori che al referendum hanno votato sì».
Resta che in tutte le fabbriche della Fiat ha stravinto il «no», a Mirafiori, alla Iveco, a Termini Imerese, a Cassino. I termini sono così chiari che anche il segretario della Uilm Regazzi si è proposto di raccogliere il malcontento dei metalmeccanici che riguarda in particolare «l'emergenza salariale».

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