PESCARA. «Lavoratori, giovani, donne, pensionati, disoccupati, precari: la partecipazione al referendum sul welfare è stata grande, la risposta autentica e sincera alla voglia di disimpegno che dicono ci sia, la dimostrazione che il sindacato è una grande forza che riesce a mettere insieme le persone intorno a temi sentiti e quotidiani, il segnale che la politica economica del governo deve rimettere al centro il lavoro». Paolo Castellucci, segretario della Cgil è «soddisfatto della vittoria del sì», ma soprattutto esulta per l'affluenza alle urne: a Pescara hanno votato in 13.500.
«Come numeri siamo allo stesso livello del referendum sulle pensioni del '95», aggiunge, «e questa volta in meno di 15 giorni abbiamo coinvolto in assemblee e incontri più di 20mila persone, abbiamo raggiunto tanta gente, nelle fabbriche e non solo, discutendo del protocollo a fondo, delle contraddizioni, dei punti critici che pure ci sono, dei cambiamenti in positivo che avrebbe portato nella vita quotidiana: direi che alla fine, la schiacciante vittoria del sì evidenzia che il giudizio è stato espresso sul complesso dell'accordo».
I voti favorevoli al protocollo del 23 luglio a Pescara e provincia sono stati 9902, il 75% dei votanti, quelli contrari 3170 (24,5%). Significativa la grande partecipazione del mondo della scuola, con oltre 3.400 voti espressi, cioè più del 63% degli aventi diritto: i sì sono stati 2537 (75.5%) i no 822. Nel pubblico impiego sono andati alle urne in 1072, per il sì il 64,5% (682). Nel settore Poste e telecomunicazioni hanno votato 835 lavoratori e lavoratrici: 577 (70,2%) hanno approvato l'accordo, contrari 244; nel dettaglio Poste italiane ha registrato 320 sì e 55 no; Telecom 199 sì e 157 no; Rai 32 sì e 14 no. Nei Trasporti in 573 alle urne: 401 i voti favorevoli (70%) 159 i contrari. Dati particolari: Gtm 136 sì e 58 no; Arpa 72 sì e 26 no; Ferrovie 150 sì e 58 no.
Nel terziario (servizi e commercio) l'89%, cioè 492 lavoratori, è favorevole, l'11% (55) no. Banche e assicurazioni: 124 sì, 99 no. Il 16,5% del totale dei voti espressi è stato quello dei pensionati: 2185 hanno detto sì al protocollo, 94 no. Il settore industriale, 3800 votanti, mostra maggioranze meno schiaccianti. In controtendenza rispetto ad altre realtà, nel comparto metalmeccanico vince il sì ovunque (Novares: 95 sì e 23 no; Merker 56 sì, 22 no) tranne che alla Abb, dove per 6 voti prevale il no. Nel tessile il sì si attesta al 54% alla Brioni, mentre il no conquista la Classic moda: 93 contro 4 sì. Nel chimico prevale il sì sia alla Fater (139) che alla Solvay (113) che alla Dayco (131). Nell'edilizia l'andamento è quello della Italcementi: 40 sì e 5 no.
«Il protocollo non poteva rispondere a tutte le esigenze», osserva Umberto Coccia, segretario della Cisl, «ma ha stabilito le priorità. Questo è stato compreso nei tanti incontri avuti e anche negli scontri, perché nella pancia dei lavoratori bruciano tante cose. L'accordo contribuisce a creare condizioni più adeguate di vita e lavoro, la vittoria del sì mostra che questo è stato recepito».