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Data: 12/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE REFERENDUM (TERAMO) - Referendum, un pieno di sì. Il 72% dei lavoratori favorevoli all'accordo sul welfare. In provincia in 15.770 alle urne

TERAMO. I sindacati hanno fatto il pieno di sì in buona parte dei luoghi di lavoro in provincia. Il referendum sul welfare ha visto innanzitutto un'alta affluenza alle urne e poi una consacrazione dell'accordo di luglio. I votanti nei 241 seggi allestiti nel Teramano sono stati 15.770. Un'affluenza addirittura superiore al referendum del nel 1996, quando votarono meno di 14mila lavoratori.
I sì all'accordo interconfederale sono stati nettamente prevalenti: 11.471 (il 72,7%) contro 3.952 no (il 25%). Le schede bianche e nulle sono state 358 (il 2,3%). I sì hanno sbancato in molte aziende, di diversi settori. Due per tutti. Su 121 votanti i sì sono stati 115 contro 4 no alla Toto spa mentre all'Aran Word su 178 votanti ci sono stati 160 favorevoli e 11 contrari. Alta percentuale di favorevoli anche nella scuola: su 2.743 votanti sono stati scrutinati 2.159 sì (il 78,7%) e 512 no. In provincia, come nel resto d'Italia, c'è stata un'eccezione, il settore metalmeccanico dove i no sono arrivati al 75,3%.
«E' stata una prova di democrazia forte, i lavoratori espresso liberamente il loro voto, dopo un'approfondita discussione in assemblea», commenta il segretario della Cgil Giampaolo Di Odoardo, «dopo anni si torna a un referendum in cui Cgil, Cisl e Uil si presentano in maniera unitaria. L'importante è anche la partecipazione, non solo al referendum, ma soprattutto alle assemblee che sono state molto affollate e seguite con attenzione per capire nel dettaglio l'accordo. Ora però bisogna affrontare problemi del reddito e quindi del salario e della tassazione. Questo è un punto molto sentito nelle fabbriche, ma anche negli uffici. Per gli edili poi c'è il problema dei lavori usuranti: parte del lavoro edile non è compreso nella categoria. Segnalata anche la necessità di aprire a livello locale una vertenza occupazionale. Ora per il sindacato si pone anche il problema di affrontare i nodi irrisolti di questo accordo, cioè il precariato: consideriamo quest'accordo come un passaggio».
Commenti positivi anche di Antonio Liberatori della Cisl. «Un dato positivo è che circa il 90% dei voti sono stati espressi nei luoghi di lavoro: c'è stata quindi una risposta importante all'iniziativa del sindacato. Complessivamente è una buona prova di democrazia e anche della capacità del sindacato di rappresentare le questioni reali. Gli accordi interconfederali spesso intervengono a colmare le lacune della politica. Senza far polemica, ad esempio siamo noi sindacati che abbiamo abbiamo dovuto affrontare l'addolcimento dello scalone. Ma bisogna analizzare anche i motivi del "no" che denota scontento. I lavoratori guadagnano poco e la pressione fiscale è ancora troppo forte».

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