Sanità in rosso. I capigruppo dicono no alla modifica dell'ordine del giorno del Consiglio regionale. Roselli pensa a un escamotage
PESCARA - Niente da fare, la riunione dei capigruppo si è conclusa con un nulla di fatto. E la delibera con la variazione di bilancio che dovrebbe consentire all'Abruzzo di evitare il commissariamento, resta nel cassetto: il presidente del Consiglio regionale Marino Roselli non è riuscito a infilarla all'ordine del giorno del consiglio del 23 ottobre, ad appena 48 dalla scadenza indicata dal ministero dell'Economia. L'opposizione ha chiuso le saracinesche: sì alla operazione-salvataggio ha detto, ma no alla modifica della legge Omnibus, che nelle intenzioni della maggioranza viaggiano in tandem. E così gli uffici della presidenza ora dovranno inventarsi un escamotage che consenta di dribblare la prescrizione dei 50 giorni per la discussione dell'ordine del giorno. Un vertice di maggioranza è stato convocato lunedì prossimo per serrare le fila. E non è detto che ci riesca.
Una corsa contro il tempo. C'era andato apposta l'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca a sensibilizzare i capigruppo, portando ad esempio il Lazio ormai prossimo al commissariamento. E l'assessore Giovanni D'Amico ha scritto una lettera per ricordare le scadenze indicate dal governo: quella del 2 ottobre con la pubblicazione del decreto che prevede il commissariamento per le regioni inadempienti; la convocazione al tavoloromano dell'8 ottobre scorso in cui il governo ha chiesto all'Abruzzo la legge di variazione di bilancio per la copertura del deficit. Per questo, scrive D'Amico, è necessario «procedere all'urgente approvazione dei disegni di variazione al bilancio poichè il governo hanno imposto l'approvazione dei predetti disegni di legge entro la data del 25 ottobre». E fa rilevare, l'assessore, che «la mancata trasformazione in legge delle proposte di viariazione al bilancio entro il 24 ottobre, determinerà l'avvio delle procedure di diffida e commissariamento», e per questo raccomanda di fare in fretta, il più in fretta possibile. Inutilmente, fino a questo momento.
Intanto ieri mattina assessori al Bilancio e alla Sanità più i due presidenti di commissione Orlando e Bosco hanno esaminato il bilancio per "grattare" gli altri 29 milioni di euro che inizialmente erano stati spostati dai progetti obiettivo della sanità. Siccome il governo ha sottolineato con la matita rossa questa cifra, D'Amico adesso sta cercando disperatamente di trovarli sotto altre voci: 14 verranno ricavati da partite di rientro delle Asl, altri 15 dalle solite e già assottigliatissime voci come agricoltura, lavoro e politiche sociali. Il quadro esatto sarà definito martedì in una riunione di maggioranza.
La speranza è anche quella di riagguantare in corsa il treno dei nove miliardi di euro destinati dallo Stato soltanto a quattro delle sei regioni in rosso. Il Ddl della finanziaria che apre le porte a un prestito da restituire al massimo in trent'anni per l'estinzione dei debiti contratti sui mercati finanziari, in prima battuta era stato sdegnato sia da D'Amico che da Mazzocca («Ci hanno ritenuto in grado di sostenere il peso delle cartolarizzazioni, al contrario delle altre regioni», avevano detto), ma ieri nell'incontro di Roma tra gli assessori alla Sanità e nel successivo incontro Stato-Regioni, anche l'Abruzzo ha alzato la mano. Per chiedere di accedere al prestito di nove miliardi sono state tra l'altro anche le regioni virtuose, e l'Abruzzo alla fine ha affidato al relatore della finanziaria, il diessino Giovanni Legnini, la mission quasi impossibile di finire sul carro di Lazio, Campania, Sicilia e Molise. Con la consapevolezza che i giorni sono contati e gli emendamenti alla finanziaria vanno consegnati al massimo entro martedì prossimo.