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Pescara, 13/05/2026
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Data: 13/10/2007
Testata giornalistica: Rassegna sindacale
Welfare. Dopo il voto dei lavoratori. Il Consiglio dei ministri approva il protocollo. Salta il tetto per i lavori usuranti

I contratti a termine si potranno rinnovare una sola volta, dopo i 36 mesi. Salta il tetto ai lavoratori usuranti, ma il fondo resta invariato. Gli ammortizzatori sociali saranno estesi anche alle crisi ambientali. Queste le modifiche apportate al Protocollo sul welfare dal Consiglio dei ministri che oggi ha dato il via libera definitivo all'accordo, dopo che i lavoratori l'hanno approvato con l'81,6 per cento di Sì nel referendum indetto dai sindacati. La partita, a questo punto, si trasferisce nelle aule parlamentari. La Commissione Lavoro della Camera sarà la prima ad affrontare nel merito il disegno di legge, con il compito di tradurre in norme legislative l'accordo del 23 luglio. "Il Protocollo segna una svolta alla lotta alla precarietà nel lavoro per i giovani e le giovani", ha detto il ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini annunciando il varo da parte del Cdm: "Questa è una giornata molto importante per il paese, per i lavoratori e le lavoratrici".

Come previsto, il governo non si è espresso all'unanimità. Ad astenersi sono stati il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) e il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (Pdci). Hanno votato a favore, ma con riserva, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e il titolare dell'Università Fabio Mussi (Sd). Ha detto Ferrero: "Il governo ha assunto l'impegno di trovare ulteriori modifiche in Parlamento. Quelle effettate sono positive ma ancora insufficienti".

Il Cdm ha varato un pacchetto con alcune correzioni che vanno incontro alle richieste della sinistra radicale. In particolare, salta il tetto al numero dei lavoratori usuranti, cioè coloro che svolgono attività che permettono di andare in pensione anticipatamente (nel testo firmato da governo e parti sociali era previsto un limite di 5 mila l'anno). Resta invariato, per il momento, lo stanziamento di 2,52 miliardi di euro in dieci anni. Riguardo all'altro tema caldo, quello dei contratti a termine dopo 36 mesi, la proroga si potrà effettuare una sola volta e dovrà essere stipulata davanti a un esponente sindacale delle sigle più rappresentative. Viene poi introdotta la "cassa integrazione ambientale", ovvero si estende l'utilizzo degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori delle aziende in difficoltà per crisi ambientali.

La posizione di Mussi
"Ho molto apprezzato il miglioramento sui lavori a tempo determinato. Ma resta critica la situazione dei lavori usuranti". Tanto critica da sospettare dubbi sulla costituzionalita' della misura. Così Fabio Mussi, ministro dell'Universita', spiega il suo si' con riserva al ddl. Il ministro, in conclusione del Cdm, esprime la sua "seria preoccupazione sui lavori usuranti". Se, infatti, non c'e' piu' il numero massimo di pensionamenti anticipati, 5 mila, c'e' il tetto di spesa, "che funzionera' come sbarramento: dubito- sottolinea Mussi- si possano indicare gli aventi diritto e poi dire, ad un certo punto, che i soldi sono finiti. Ne dubito costituzionalmente". Non risponderebbe al principio "dell'universalita' dei diritti", il fatto che "chi arriva un minuto prima va in pensione a 57 anni, mentre chi, avendo fatto lo stesso lavoro, arriva un minuto dopo ci va a 60".

"Vogliamo ancora delle modifiche piccole, ma significative. Quelle introdotte sono nella direzione che abbiamo chiesto, e questo è già un segnale importante", spiega il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Per il titolare della Giustizia Clemente Mastella, "la dialettica parlamentare non può apportare modifiche alla normativa sul welfare senza che vi sia il consenso delle parti sociali. Solo se queste ultime sono d'accordo si possono apportare delle modifiche prima di arrivare in Parlamento". Quanto all'iter del ddl alle Camere, Mastella appare ottimista: "Mi pare che siano state mitigate le asprezze di questi ultimi giorni". Sulla stessa linea il collega delle Infrastrutture Antonio Di Pietro: "Difenderemo l'accordo in sede parlamentare per evitare stravolgimenti di natura meramente ideologica. Se in Aula arriveranno ulteriori modifiche migliorative condivise da tutti meglio, ma non consentiremo che il Protocollo venga stravolto e che il governo sia tenuto sotto ricatto".

Per il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, "il Consiglio dei ministri non poteva che fare approvare il Protocollo. Non solo perché è contraente, ma anche perché la dimensione del voto (81 per cento di Sì dei lavoratori, ndr.) spingeva in questa direzione. I perfezionamenti, però, possono essere valutati positivamente". Sottolinea poi Epifani: "Ora, se si volessero apportare modifiche, pur nelle prerogative del Parlamento spero che si facciano sentendo le parti che hanno sottoscritto l'accordo. Sarebbe questo anche un modo corretto di interpretare il voto dei lavoratori".

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