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Pescara, 13/05/2026
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13/10/2007
Il Messaggero
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Welfare, vince il sì ma il no alza il tiro. Il referendum sul protocollo. In 14 mila sono andati alle urne. I sindacati: risultati record, premiato il nostro impegno |
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Sono 14mila i lavoratori andati alle urne per il referendum sul protocollo del 23 luglio sul welfare: un dato record, a conferma dell'argomento caldo. Hanno vinto i sì con oltre 10 mila preferenze, pari al 75%. Ma per il fronte del no, sostenuto in particolar modo dai metalmeccanici della Fiom, la battaglia è solo rinviata ovvero molte ne seguiranno per combattere precarietà e perdita di potere salariale. Secondo Massimo Di Giovanni, segretario della Fiom-Cgil di Pescara, il dato delle urne va comunque interpertato: «Non è affatto vero che il Sì abbia vinto ovunque, ha prevalso solo in due fabbriche e in particolare alla Novares. Ma nelle fabbriche medio piccole dove il disagio continuo per le condizioni di lavoro e la precarietà sono più avvertite - dice Di Giovanni - il No ha prevalso in maniera preponderante: all'Italcable, alla Cce,alla Raicam e al Polo chimico di Bussi, alla Valma e alla Abb ovvero anche alla Di Zio Cm, alla Kone e alla Schindler spa, Cce R&D: insomma, su 21 aziende il No ha prevalso in 19 e il Sì in due. Tra l'altro alla Novares come pure alla Merker - ha concluso Di Giovanni - su 200 lavoratori per fabbrica la percentuale di votanti è stata limitata». Di Giovanni trova così spunti e ragioni per inquadrare il risultato in termini soddisfacenti e non di sconfitta. Un'interpretazione che in qualche modo invita Cgil, Cisl e Uil a riconsiderare il verdetto del referendum, pur confermando la soddisfazione per l'alta affluenza e per il sostegno al Sì. In sintonia le dichiarazioni di Paolo Castellucci e Umberto Coccia, rispettivamente segretari provinciali di Cgil e Cisl: «I 14 mila votanti sono stati un record insperato. Abbiamo tenuto duecento assemblee in quindici giorni e convinto i lavoratori ad esprimersi sul protocollo per il welfare. Un impegno durissimo ma i risultati ci hanno ripagati. Si è favorito un confronto civile, restano questioni critiche presenti nell'accordo che nel tempo dovranno essere riviste e modificate: straordinari e precarietà sono temi centrali per il sindacato e per il governo» ha detto Paolo Castellucci, aprendo così una porta soprattutto ai sostenitori del No «che nessuno di noi vuol lasciare da parte inascoltati». «Questo protocollo apre la strada verso il superamento del precariato. Strada che va allagrata attraverso provvedimenti che seguiranno - ha aggiunto Umberto Coccia -. Questo è un inizio, ma siamo consapevoli che sulla flessibilità e sulla precarietà si dovrà porre un limite massimo di tre anni. Chi ha votato No non va lasciato solo ma va più sostenuto. Anche se - ha concluso - i metalmeccanici della Fiom hanno fatto una scelta più ideologica che non di merito: il muro contro muro a colpi di sciopero non porta a nulla, il sindacato ha il compito di concertare e contrattare». Nel settore industriale la prevalenza del Sì non è stata sempre netta: 373 contro 308 alla Brioni per fare un esempio; Classic moda: 4 sì e 93 no; alla Fater 139 sì e 105 no. Solvay: 113 sì e 56 no; Dayco: 88 sì e 41 no. Nel pubblico impiego si sono espressi 1072 lavoratori: 682 a favore dell'accordo e 372 contrari. Per quanto riguarda Poste e telecomunicazioni, hanno votato in 835: 577 sì e 244 no. (Poste: 320 sì e 55 no; Telecom: 199 sì e 157 no; Rai: 32 sì e 14 no). Trasporti, 573 votanti: 401 favorevoli e 159 contrari (Gtm: 136 sì e 58 no; Arpa: 75 sì e 26 no; Ferrovie: 150 sì e 58 no). Nel terziario netta affermazione dei Sì (492 contro 55 no). Banche e assicurazioni: 124 sì e 99 no. Sono stati invece 2285 i pensionati alle urne: 2185 i sì, 94 i no.Sul referendum è intervenuta la segretaria regionale Ds Stefania Misticoni: «E' una concertazione vera che ha prodotto un risultato di vantaggio per lavoratori e per i pensionati... Ora è necessario riaprire la questione della congruità degli stipendi dei lavoratori dipendenti e del loro potere d'acquisto così ridotto negli anni della destra».
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