PESCARA. In Abruzzo i sì al referendum sul protocollo sul welfare del 23 luglio scorso firmato tra Governo e sindacati sono stati il 69,79%. Il dato definitivo è stato illustrato ieri dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil regionale, Gianni Di Cesare, Maurizio Spina e Roberto Campo. I no sono stati il 30,21%. Nel dettaglio, i dati diffusi indicano che solo tra i 14.280 votanti della categoria dei metalmeccanici è prevalso il no, con il 69,35%. E qui hanno pesato soprattutto le grandi fabbriche dove la Fiom è più rappresentata.
Tra i 9.946 votanti della scuola i sì sono stati, invece, l'80,65%; il 95,64% tra i 7.925 pensionati, vero zoccolo duro del sindacato; il 75,29% tra i 5.876 votanti della Funzione Pubblica; il 66,63% tra i 5.318 votanti del settore chimici; il 91,31% nel settore degli edili; il 66,52% tra i tessili; il 73,46% nelle telecomunicazioni; l'86,84% tra gli agro-alimentari; l'87,21% nel commercio; il 52,29% tra i bancari e gli assicurativi.
Soddisfazione è stata espressa dai tre segretari regionali soprattutto per la partecipazione.
«Il mondo del lavoro abruzzese ha pronunciato un"sì" deciso al protocollo sul welfare. Questo dimostra ancora una volta la grande maturità delle lavoratrici e dei lavoratori d'Abruzzo, così come avvenuto nelle altre regioni», ha commentato Stefania Misticoni, segretaria regionale dei Democratici di Sinistra.
«Con questo protocollo, afferma ancora Misticoni, «il governo di centrosinistra, e l'Ulivo in primo luogo, ha dato un chiaro segnale alla parte debole del Paese, perché il lavoro è tornato ad essere considerato una priorità politica, e questo viene inteso come un positivo segno di discontinuità nei confronti del governo Berlusconi. Ora» conclude la segretaria regionale dei Ds «è necessario riaprire la questione della congruità degli stipendi dei lavoratori dipendenti, del loro potere d'acquisto così ridotto negli anni della destra».