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Pescara, 13/05/2026
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Data: 14/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Cgil, Cisl e Uil diffondono i dati ufficiali: resta netta la vittoria del sì. I sindacati puntano i riflettori sull'affluenza: salita rispetto al 1995. Lievitano Scuola e Università e Trasporti

PESCARA. La polemica della vigilia su possibili brogli nel referendum sul welfare brucia: Cgil, Cisl e Uil anche a Pescara hanno aspettato tre giorni abbondanti dall'apertura delle urne per rendere pubblici i dati ufficiali, quelli col «bollino blu» delle tre organizzazioni sindacali. I segretari generali dei confederali - Roberto Campo per la UIl, Maurizio Spina della Cisl e Gianni Di Cesare per la Cgil - hanno convocato insieme la stampa per diffonderli e commentarli, correggendo il tiro su qualche cifra uscita ufficiosamente che, sebbene non cambi nella sostanza la vittoria netta del sì al Protocollo del 23 luglio, rende più variegato il panorama disegnato dai diversi settori produttivi che si sono espressi.
Così si scopre che i lavoratori del Tessile hanno respinto l'accordo su stato sociale, pensioni, scalone, ammortizzatori sociali: in provincia, la Brioni ha detto sì all'accordo con 373 voti contro 308 no (54% contro 46%), ma nelle altre aziende di minori dimensioni il no ha vinto in maniera schiacciante, portando in positivo il risultato generale dei contrari al protocollo nel settore a Pescara. «E' un segnale di disagio», commenta Domenico Ronca, segretario della Filtea Cgil, «di cui si deve tenere conto». I segretari di Cgil, Cisl e Uil più che sul responso delle urne continuano a puntare i riflettori sull'affluenza al voto, definita «straordinaria», «che dimostra», sottolinea Spina, «che il sindacato è un soggetto forte in questo Paese, capace di grande mobilitazione su temi centrali della vita di tutti». Una conferma in tal senso arriva anche dal raffronto del dato sulla partecipazione a questo referendum con l'ultimo, quello sulla riforma Dini del 1995. «Allora registrammo in Abruzzo 66.836 votanti, il 10 ottobre scorso nella nostra regione sono andate alle urne 67460 persone», rileva Campo, «e l'incremento percentuale si nota anche a Pescara. Soprattutto la Scuola e l'Università hanno fatto un balzo in avanti considerevole: dai 3208 di 12 anni fa ai 9946 di oggi. In pratica solo a Pescara e provincia in questo settore hanno superato la quota regionale di allora, con 3783 votanti». Così i Trasporti: anche in questo settore si registra un aumento quasi de 45%, con una quota importante nel capoluogo adriatico. Calano invece il Pubblico impiego, il Terziario, ma anche Credito ed Energia. «Perdite legate a una riorganizzazione dei settori che è in atto», osserva Di Cesare, «senza dimenticare l'emorragia di posti di lavoro che la nostra realtà vive da qualche anno».
La nota dolente è la percentuale dei contrari, che sebbene nel settore più critico altrove, quello Metalmeccanico, non sia riuscita a prevalere nelle industrie pescaresi, esiste e «va tenuta in considerazione», aveva commentato il segretario generale della Fiom, Massimo Di Giovanni: «Il malessere per i salari esiste», osserva Campo, «ma considero il no un voto per buona parte politicizzato».

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