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Data: 15/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Oltre tre milioni ai seggi, stravince Veltroni. Il nuovo segretario: «Il governo sarà più forte». Prodi: «E' uno spettacolo»

PRIMARIE. Pime Proiezioni: al sindaco il 74,6% Rosy Bindi al 14,1% ed Enrico Letta all'11,2% Percentuale dello 0,1% per Adinolfi e Gawronski

ROMA. La realizzazione di un «sogno», l'avevano chiamato sia Prodi che Veltroni nei giorni scorsi. Per una volta la realtà ha fatto impallidire desideri, ottimismi e speranze inconfessate. Il popolo dell'Ulivo si è fatto un fiume imponente per tenere a battesimo il Partito democratico. Oltre 3 milioni di italiani hanno eletto Walter Veltroni segretario del Pd con una maggioranza granitica: intorno al 75 per cento secondo le prime proiezioni. E' la prima volta che succede in Italia, e non solo in Italia. E' una risposta potente all'antipolitica e nello stesso tempo una richiesta prepotente di partecipazione, unità e novità.
«E' stata scritta una pagina storica per la politica italiana», può dire Veltroni a sera. Ma la sua prima affermazione politica nei panni di segretario del nuovo partito è quella che aveva già annunciato: «Stasera confermiamo il pieno sostegno al governo che sta guidando il governo e che questo Paese sta strasformando». Una certezza manifestata del resto anche dallo stesso Prodi. «E' uno spettacolo», ha esultato il presidente del Consiglio facendo anche lui diligentemente la fila (dopo aver sbagliato seggio) per votare a Bologna. «Si forma un grande partito democratico - sottolinea Prodi - e certamente se anche il centrodestra usasse strumenti analoghi farebbe un grande passo avanti». Perché, aggiungerà più tardi il professore, «leader eletti così sono diversi da quelli che nascono da un gioco ristretto o in un ambiente chiuso».
Fra gli altri candidati, sempre secondo i primi dati disponibili, Rosy Bindi ha avuto il 14,1 per cento, Enrico Letta l'11,2 i due outsider, Giorgio Gawronski e Mario Adinolfi entrambi lo 0,1 per cento. Si tratta di dati con un margine di oscillazione di circa il 3 per cento. I risultati definitivi potranno dunque anche cambiare, ma il quadro complessivo non dovrebbe cambiare. In ogni caso Veltroni, a cui la proiezione dello stesso Pd attribuiva il 74,6 e quella dell'Ipsos il 75,2 non dovrebbe scendere sotto il 70 per cento. E dunque ben al di sopra di una soglia che gli permetterà di avere una grande forza all'interno del nuovo partito.
In molte città diversi seggi sono stati costretti a prolungare le operazioni di voto ben oltre le 20 di sera, orario ufficiale di chiusura. Ma che ci si potesse aspettare un risultato oltre ogni previsione lo si era capito già dalla mattina, quando lunghe file si sono andate via via formando in molte città davanti a gazebi, sedi di partito e locali in cui erano stati organizzati i seggi.
Per sostenitori, avversari e alleati il nuovo partito sarà da oggi il riferimento con cui misurarsi. La scena politica italiana, in un modo o nell'altro, ne risulterà rivoluzionata. Di certo il voto di ieri spazza via in un colpo solo dubbi e timori della vigilia all'interno del Pd. Lo stesso Arturo Parisi che aveva ventilato alla vigilia possibili rischi di brogli, assicurava che tutti gli ulivisti «non si possono non riconoscere in questo nuovo giorno di festa».
Ieri è stata eletta anche l'assemblea costituente, quella che dovrà dare connotati e fisionomia concreta al Partito democratico, disegnandone le strutture e definendone il programma. Sarà composta da 2400 eletti e sarà convocata per la prima volta il 27 ottobre, probabilmente alla nuova Fiera di Roma. Primo atto dell'assemblea sarà la proclamazione del segretario. Sarà dunque in quella sede che Veltroni vestirà i panni di segretario e terrà il suo primo discorso. In quell'occasione si capirà dove il primo segretario eletto direttamente dai cittadini intenderà portare il nuovo partito che ieri ha iniziato a camminare e che già si candida ad essere il primo d'Italia. Vincenzo Vita, che ha guidato "La sinistra per Veltroni", mette subito le mani avanti: «La sinistra dovrà contare nel nuovo partito, o metto in dubbio la mia stessa presenza. Comunque sarà anche interessante leggere il voto confrontadolo con i candidati della Margherita».
Quello che all'economista Nicola Rossi pare essenziale è «che non ci si appiattisca su questo governo, che purtroppo mi pare nato sotto una cattiva stella». Ma prima di qualsiasi cosa «bisogna riformare la legge elettorale «su questo ad esempio saremo tutti d'accordo». Secondo Rossi la sinistra sta pagando un'opposizione «poco costruttiva» fatta nei cinque anni di Berlusconi: «Dipenderà tutto dalla credibilità del gruppo dirigente, perchè questo partito non potrà essere una giustapposizione di pezzi, ma dovrà avere un disegno, una strategia».

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