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Data: 15/10/2007
Testata giornalistica: Rassegna sindacale
Protocollo sul welfare. Sindacati e Confindustria contro il governo "Ha stravolto l'accordo" Epifani: sulle pensioni future dei giovani, il governo non garantisce il 60% dello stipendio.

Le imprese tuonano contro il limite posto ai contratti a termine. I sindacati protestano contro le modifiche in materia previdenziale.

Tutti insoddisfatti. Tutti irritati. Il governo è riuscito a scontentare tanto la Confindustria quanto i sindacati, che, per ragioni diametralmente opposte, protestano contro lo "stravolgimento" del protocollo sul welfare operato nel consiglio dei ministri del 12 ottobre, e chiedono una riconvocazione immediata. Hanno cominciato le imprese, con una nota al fiele del 12 sera, in cui si rileva che è stata fatta "una vera e propria riscrittura della disciplina complessiva del contratto a termine'. Confindustria non accetta il limite posto dal governo, ossia che dopo 36 mesi la proroga si potrà effettuare una sola volta e dovrà essere stipulata davanti a un esponente sindacale delle sigle più rappresentative.

Esponenti del governo, dal premier Romano Prodi al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta, si sono affrettati a spiegare che si tratta di "lievi modifiche" e che le parti saranno riconvocate per discuterle. Ma l'impressione è che il Professore e i suoi collaboratori, per pacificare gli esponenti della sinistra radicale della maggioranza e del governo, abbiano ammaccato il giocattolo all'ultimo collaudo, e che ora debbano rimboccarsi di nuovo le maniche e riprendere una trattativa con imprese e sindacati che sembrava conclusa.

Già, i sindacati. Non protestano solo le imprese, ma anche Cgil Cisl e Uil. A consultazione dei lavoratori appena finita, orgogliose per il risultato ottenuto (81% di sì al protocollo), neppure le confederazioni hanno apprezzato le modifiche all'accordo. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha messo in dubbio in linea di principio il fatto stesso che il governo modificasse un'intesa con le parti sociali e la trasformasse in disegno di legne senza prima consultarle. Quelle modifiche, per Bonanni, sono 'sostanziali' ed equivalgono a 'uno schiaffo a tutte le parti sociali'.

Poi, sul merito, anche Guglielmo Epifani ha rilevato cambiamenti che i sindacati non possono accettare. In particolare alla voce "pensioni", dove - accusa il segretario generale della Cgil - il governo avrebbe fatto sparire il meccanismo che doveva garantire ai giovani una pensione futura pari ad almeno il 60% della retribuzione. In
un'intervista al Sole 24 Ore Epifani spiega infatti che "nella parte sulla previdenza il ddl sul protocollo welfare non rispetta il testo originario: ne dovremo ridiscutere con il governo e le imprese". "Sono troppe 13 deleghe per attuare l'intesa - prosegue - e mi domando perchè sia sparito il riferimento alla consultazione con le parti sociali". Inoltre "non ci sono tempi certi sulle finestre di anzianità e vecchiaia e nemmeno sui lavori usuranti, ed è sparito il riferimento del 60% per il tasso di sostituzione per le nuove generazioni".

Per questi motivi il leader della Cgil si dice "non tranquillo sulla navigazione parlamentare del protocollo" e manifesta l'intenzione "di vigilare sul rischio di possibili peggioramenti". Epifani contesta, giudicandola "assurda" anche "la composizione della commissione per l'applicazione del protocollo", sostenendo che "il sindacato pesa troppo poco e in compenso è mantenuta la presenza di rappresentanti di associazione che neppure hanno firmato l'accordo".

Ma la Cgil vuole chiarimenti anche su un altro punto. Il testo licenziato dal Cdm imporrebbe ai lavoratori dipendenti un aumento dei contributi dello 0,09% dal 2011 senza verificare se prima si realizzino i previsti risparmi con la riorganizzazione degli enti previdenziali. "Il procollo -spiega Epifani -prevedeva che si arrivasse alla razionalizzazione degli enti e, in caso di mancato obiettivo, un innalzamento degli oneri contributivi per evitare scompensi finanziari. Ora il ddl indica il contrario: prima gli aumenti poi, in caso di razionalizzazione degli enti, uno sconto successivo. Spero sia solo frutto di una applicazione burocratica del testo dell'accordo, ma ne dovremo riparlare".

Sul fatto che Confindustria, in tema di contratti a termine, abbia sottolineato il problema di scostamento tra protocollo e ddl, Epifani invece non concorda: "A me risulta che il governo abbia avvisato tutte le parti sulla norma dei 36 mesi, e la reazione della
Confindustria un po' mi ha sorpreso".

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