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Data: 15/10/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Non firmate dimissioni in bianco». Di Odoardo della Cgil denuncia forme di ricatto sui lavoratori che stanno dilagando nelle aziende locali

Lo scorso anno 500 i casi di assunti che si sono "stranamente" licenziati

«Basta con le lettere di dimissioni in bianco che spesso i lavoratori sono costretti a firmare contestualmente al contratto di assunzione». A parlare del fenomeno è il segretario provinciale della Cgil Giampaolo Di Odoardo, che traccia una casistica inquietante. «Negli ultimi tre anni - afferma Di Odoardo - al nostro sindacato sono stati segnalati oltre 500 episodi di questo tipo. L'80% delle persone che si sono rivolte a noi denunciando casi analoghi è composto da donne. Spesso nelle missive vengono addotte delle motivazioni personali per le dimissioni e, visto che in calce c'è la firma del lavoratore, è praticamente impossibile da impugnare in sede legale». Una realtà spiega il sindacalista, particolarmente radicata nella nostra provincia, anche a causa della presenza massiccia di piccole e medie imprese. Spesso il licenziamento arriva dopo il periodo dedicato alla maternità, proprio quando la lavoratrice attraversa un momento emotivamente molto delicato. «In altri casi - continua Di Odoardo - è accaduto che il lavoratore venisse licenziato solo perché c'era la necessità di assumere qualcuno più raccomandato». Oltre all'impatto psicologico che questi licenziamenti inaspettati hanno sulle persone, Di Odoardo sottolinea anche le difficoltà incontrate da moltissime famiglie monoreddito, che improvvisamente si sono trovate prive di sostegno economico. Da oggi, però, grazie ad una proposta di legge già approvata alla Camera, che prevede un accorgimento tanto semplice quanto efficace, i lavoratori saranno più tutelati. «Quando una persona esprimerà la reale intenzione di licenziarsi - conclude Di Odoardo - si recherà al Centro per l'impiego per ritirare un modulo datato e numerato, con valenza settimanale. In questo modo i datori di lavoro avranno un'arma di ricatto in meno».



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