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Data: 16/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Welfare, il governo vuole ricucire «Andrà tutto a posto in 48 ore»

ROMA. Niente drammi e 48 ore di tempo per rimettere tutto a posto. Ieri i tre segretari generali delle confederazioni sindacali sono andati a Palazzo Chigi per una colazione durata tre ore, alla fine della quale tutti, sindacalisti e ministro del welfare Cesare Damiano subito dopo in una conferenza stampa separata, hanno sdrammatizzato le polemiche: in fin dei conti nella traduzione dell'accordo del Welfare raggiunto il 23 luglio, è stato cambiato poco, lo stretto necessario che non invalida il merito dell'intesa raggiunta.
Questo il succo delle promesse fatte dal premier Romano Prodi. Eppure i sindacati si astengono dall'applauso e vogliono leggere il testo finale che dovrà arrivare nelle sedi confederali prima dei direttivi convocati per giovedì mattina.
«Il governo ha dato la sua disponibilità a rivedere il testo», ha detto il leader Cgil Guglielmo Epifani.
«O si riattaccano i pezzi del vaso rotto o si apre un autunno davvero caldo», ha minacciato il leader Cisl Raffaele Bonanni.
Le «modifiche» che sono avvenute nel consiglio dei ministri del 12 ottobre che ha varato il protocollo sono queste: salta il tetto dei 5000 lavoratori che effettuano lavori usuranti e sono esenti dagli aumenti dell'età pensionabile; un solo altro incarico a tempo oltre i 36 mesi di rinnovo di contratti a termine; nessuna garanzia per i giovani di avere una pensione pari al 60 per cento dell'ultima retribuzione come era stato promesso; aumento dei contributi dei lavoratori dipendenti a partire dal 2011, prima di qualsiasi verifica dei risparmi che si possono ottenere con la riorganizzazione degli enti previdenziali, come era stato deciso il 23 luglio.
Le prime due modifiche hanno suscitato il risentimento della Confindustria, che verrà convocata oggi o domani. Il governo però tranquillizza gli animi: lo sfondamento del tetto dei 5000 lavoratori sarà a oneri pari per le casse pubbliche e verranno scritte le eccezioni che riguardano i lavoratori stagionali (come ad esempio i bagnini che lavorano sotto contratto per sei mesi l'anno e che dopo la sesta replica non potrebbero più lavorare). Quanto alle critiche sollevate da Guglielmo Epifani per i «ritocchi» sulla parte previdenziale, probabilmente ci sarà una specificazione ulteriore che dovrebbe mettere gli animi in pace. «Non sarà un passo indietro del governo» ha spiegato Damiano «sarà un arricchimento del testo»
Insomma, «il governo assicura che il ddl cambierà nella direzione che hanno chiesto i sindacati», spiega Bonanni, e sarà approvato entro la fine di dicembre, con il calendario della finanziaria.
I segretari generali hanno sospeso il giudizio. Anzi tutti e tre hanno minacciato una reazione dei lavoratori visto che il sì all'accordo è stato dato anche con il referendum.
«Nelle prossime 48 ore vigileremo che il testo venga ripristinato nelle parti salienti», ha detto Epifani.
Del resto lo stesso Prodi era intervenuto pubblicamente con una lettera a Repubblica per assicurare che non c'erano stati cedimenti a componenti della maggioranza. Viceversa, secondo il premier, se variazioni ci sono state, esse sono dovute «nella traduzione dell'accordo nel linguaggio asciutto e compiuto delle norme e dei numeri».

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