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Pescara, 13/05/2026
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Data: 18/10/2007
Testata giornalistica: Trambus
Quel deficit politico che ferma i trasporti di Maurizio Sgroi (*)

La conclusione amara delle Regioni sulla Finanziaria (vedi apertura del giornale) fa il paio con le notizie che arrivano dai mercati internazionali sul costo del petrolio, che ormai veleggia verso i 90 dollari al barile. Mentre la politica temporeggia, la vita di tutti i giorni rischia di mettere all'angolo le nostre velleità trasportistiche. Di questo passo spostarsi diventerà un lusso, mentre le città non fanno nulla, o quasi, per intervenire sull'organizzazione dei flussi di mobilità. Niente progetti sostenibili. Zero o quasi progetti per delocalizzare i posti di lavoro. Il futuro, così, rischia di assomigliare drammaticamente al presente. Milioni di mezzi di trasporto affolleranno le nostra strade infliggendo un costo sempre più elevato alle casse pubbliche e private. E il trasporto pubblico, che in questo scenario potrebbe giocare un ruolo importante, rimane confinato in un angolino degno di Cenerentola, con costi crescenti sia economici che ambientali. E' facile dire che servirebbe un'inversione di visuale. Una nuova economia che trasformi in diseconomia i trasporti inutili e valorizzi quelli a basso impatto ambientale. Ma prima ancora servirebbe una nuova politica, che mettesse al centro della sua azione il benessere collettivo e non la semplice crescita del Pil. Il problema è che se dirlo è facile, riuscire è difficilissimo. Soffriamo di un deficit culturale e di attenzione. Non siamo preparati a gestire la grande massa del pendolarismo che porta con sé un'economia davvero globale. E soprattutto, siamo quasi indifferenti nel farlo. Conclusione, andremo avanti così finché non sarà più possibile. Con buona pace per i tavoli tecnici, le rivendicazioni e gli alti lai degli osservatori. E' triste dirlo, ma è così.

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