Prodi accetta il compromesso sulla manifestazione contro tutti i precariati. Nel dibattito grande eco all'intervento di Benedetto XVI
ROMA. La manifestazione di oggi «contro tutti i precariati» sfilerà dalle 15 su un lungo percorso, partenza da piazza della Repubblica e arrivo a San Giovanni. I promotori hanno chiesto ai ministri di non partecipare. Dicono che «non è un referendum sul governo, bensì un promemoria critico su molte scelte del governo che ci lasciano insoddisfatti». Romano Prodi sembra accettare questa sorta di compromesso tra le critiche che rimangono al protocollo di luglio sul Welfare e i ministri dell'estrema sinistra che restano a casa.
Il premier conferma da Lisbona di non essere preoccupato, mentre Silvio Berlusconi dice che la manifestazione rappresenta le «contraddizioni insanabili dell'Unione».
Fausto Bertinotti confida a Vespa che i ministri in piazza sarebbero «una sgrammaticatura», perché ognuno deve fare «il suo mestiere». Ma tace la risposta alla domanda se avrebbe firmato l'accordo sul Welfare. Non risponderebbe «neanche sotto tortura».
Francesco Rutelli dice che «chi sta al governo sta al governo e quindi ha un modo diverso di esprimere le sue opinioni». Per Linda Lanzillotta, «sarebbe singolare manifestare contro se stessi».
Paolo Ferrero cita Prodi per dire che «la partecipazione delle piazze vivifica il governo e la maggioranza». Da Bologna, Sergio Cofferati prevede che la manifestazione avrà successo, ma la definisce «un atto di autolesionismo».
Il comitato promotore ha ricevuto un «in bocca al lupo» da Guglielmo Epifani, con il quale ha avuto «un confronto cordiale e positivo, pur nel giudizio differente e divergente» sul Welfare. Si vede lo sforzo degli organizzatori di non apparire troppo eccentrici rispetto alla coalizione di centrosinistra. Il ministro Pecoraro Scanio si dice certo che la manifestazione non è contro il governo, i ministri verdi non ci andranno, ma in piazza ci saranno i loro banchetti per raccogliere adesioni contro gli «ogm». Angelo Monelli professa realismo: i ministri verdi non ci saranno perché «questo è l'unico governo di centrosinistra possibile».
Monito da Nello Formisano, Idv: se la nuova legge non si approva, dal 1 gennaio scatterà lo scalone del ministro Maroni.
La destra soffia sul fuoco e Altero Matteoli, An, invita la sinistra a dimostrare in piazza di non voler «bleffare». Roberto Maroni constata che una parte della maggioranza «scende in piazza contro se stessa», mentre si profilano «tempeste» al Senato e una bocciatura del governo, che deve andare a casa. Ma il capogruppo leghista sembra attento ai tempi di una crisi eventuale. Dice che bisogna prima approvare la Finanziaria e poi andare alle elezioni anticipate, contando sulla «sensibilità» del presidente Napolitano. L'altro leghista, Roberto Calderoli, dice a Prodi di andarsene, prima che un «Bruto» della maggioranza lo pugnali alle spalle.
Nel dibattito è entrato con grandi effetti anche il discorso di Benedetto XVI sul lavoro precario, come emergenza etica. Mons. Giovanni D'Ercole è insofferente e invita a non leggere le parole del Papa con le lenti di un politico. Savino Pezzotta, ex leader della Cisl, dice con ironia: «Sembra che qualcuno voglia portare il Papa in manifestazione», mentre il Papa va oltre la contingenza: difende la dignità della persona umana, «non riconducibile a merce o a cosa».