| |
|
| |
Pescara, 09/05/2026
Visitatore n. 753.800
|
|
|
|
|
|
|
27/05/2006
Il Centro
|
Marini: «Qualità per lo sviluppo dell'Abruzzo» Priorità per rilanciare l'economia e il lavoro: porti, aeroporto, internet e aree interne |
|
L'AQUILA. «Facciamo partire dall'Abruzzo, senza retorica, ma con i nostri valori e le nostre virtù, una stagione nuova per tutto il paese». Il presidente del Senato Franco Marini ha rivolto un invito deciso a tutta la regione. Ritagliandole un ruolo di battistrada per la svolta di cui ha bisogno tutta l'Italia. Una svolta che porti fuori la politica dal clima di scontro perenne «frutto anche di un calendario elettorale che deve essere rivisto». Una svolta nel linguaggio: «Meno annunci e più fatti». Meno risse e «discorsi sopra le righe» e più intese sui grandi temi. Una svolta necessaria per far agganciare al Paese la ripresa economica che sta interessando tutto l'Europa. Una stagione nuova della politica, che per il presidente Marini deve imboccare la strada della «sobrietà». Che si coniuga con l'esigenza avvertita nel Paese, di «diminuire, senza moralismi, i costi della politica, a tutti i livelli». Marini ieri ha compiuto la sua prima visita istituzionale ufficiale nella sede del Consiglio regionale. E la scelta del suo Abruzzo non è stata casuale. Lui l'ha così spiegata: «Questo è dovuto certamente al mio naturale legame con questa terrà, ma è anche dovuto, e voglio sottolinearlo, alla prontezza con la quale i vostri rappresentanti mi hanno incitato e sollecitato ad intervenire». Per la sua prima uscita istituzionale, dopo il discorso di investitura al Senato appena eletto, il 29 aprile scorso, il taglio che il presidente ha voluto dare all'intervento all'Emiciclo è stato triplice. Dalle riforme necessarie per il funzionamento equilibrato delle istituzioni. Ai temi dell'attualità politica, riproponendo un ponte per il dialogo tra i Poli. E, infine, il messaggio di uno sviluppo economico che si fondi su un'idea etica forte. Ma andiamo con ordine.
Riforme istituzionali e ruolo delle Regioni. «Il primo tema che intendo affrontare - ha iniziato Marini - riguarda proprio il ruolo delle Regioni nel nostro Paese. Il ritardo con il quale sono state istituite pesa ancora sui tempi del loro effettivo decollo così come grava ancora la tentazione verso quello che è stato definito un neocentralismo regionale». Legato al mancato o parziale passaggio delle competenze dalle regioni agli enti locali. Il presidente ha così riproposto l'idea delle regioni come la indicava Luigi Sturzo: «Dal regionalismo amministrativo e di mere competenze funzionali, dobbiamo crescere verso un compiuto regionalismo politico». Secondo Marini «si devono rafforzare gli strumenti e le sedi di partecipazione e di corresponsabilità tra la Regione e il reticolo delle autonomie locali che esprime la vera vitalità della società. Negli anni recenti, con un percorso un po' affrettato ed incompleto, il nostro regionalismo si è molto rafforzato fino ad assumere una posizione "concorrente" con quella dello Stato centrale in moltissimi decisivi settori della vita economica e sociale del Paese. Mi riferisco alla riforma del titolo quinto della Costituzione approvata al termine del precedente ciclo politico di centrosinistra con un voto di maggioranza sottoposto più al referendum popolare confermativo».
Gli squilibri. «Pur tra tante difficoltà sta dunque emergendo ha a questo proposito sottolineato - la nostra originale via nazionale ad un federalismo che deve però ancora trovare una sua equilibratura. Le stesse Regioni devono imboccare un percorso di autoriforma più incisivo e lucido. Il potenziamento del ruolo dell'esecutivo regionale ha risposto certamente ad una domanda di maggiore incisività e responsabilità, anche se vi è stato qualche eccesso mediatico nell'interpretazione del ruolo dei presidenti».
Politica e dialogo Dopo aver definito «sopra le righe» il tono della campagna elettorale per le elezioni comunali, Marini ha aggiunto: «Il problema non è riempire le piazze, cosa difficile ma possibile non solo per Berlusconi. Il problema è capire finalmente chi siamo in un momento delicato per il Paese. Veniamo da alcuni anni di stagnazione economica come ci ricordava il presidente di Confindustria e cominciamo a vedere segni di ripresa in Europa. La rissa istituzionale - ha sottolineato il presidente del Senato - non aiuta a cogliere questo vento di ripresa ed a preoccuparci del nostro sistema economico e dei nostri giovani. Spero che lunedì o al più tardi da martedì prossimo questi toni calino cominciando tutti a pensare realmente quali sono gli interessi del Paese e quindi trovare anche qualche punto di superamento delle polemiche».
Lo sviluppo. Il tema è stato sottolineato in due momenti dal presidente del Senato. «C'é stata una lunghissima campagna elettorale, una conflittualità politica - ha detto Marini a margine di un discorso tenuto al Consiglio regionale - c'è però anche la necessità di un passo avanti nell'efficienza del Sistema Italia, delle sue amministrazioni. Questo ha un rapporto diretto con l'attrazione degli investimenti stranieri in Italia, ma anche con la capacita' di ripresa. Ci auguriamo di lavorare in questo senso». Il presidente dopo aver ricordato il suo trascorso politico, il suo legame affettivo, ideale e anche elettorale con l'Abruzzo, ha prima tratteggiato i cardini dello sviluppo abruzzese della seconda metà del secolo scorso. Dall'ultimo posto del dopoguerra per reddito, alla crescita dovuta alla fine dell'isolamento, grazie alle autostrade. «Credo che dobbiamo avere la forza e la saggezza di osservare il grande lavoro di chi ci ha preceduto» ha sottolineato Marini. Per aggiungere: «Cosa sarebbe stato l'Abruzzo oggi senza le arterie vitali?». Da questa riflessione lo sguardo al futuro. L'impegno delle cose da fare. A cominciare dal potenziamento «dell'unico aeroporto», «la valorizzazione dei suoi porti sull'Adriatico», un «ponte permanente verso i Balcani». Alla «riqualificazione dell'asse ferroviario Roma-Pescara». Un lavoro da fare subito «quantomeno nel breve termine». Ed infine la nuova autostrada quella virtuale: «Diffondere i collegamenti telematici e informatici anche in tutti i piccoli centri». In quello che ha sintetizzato in un «nuovo disegno di autostrade non più solo terrestri ma aeree, marittime, ferroviarie e telematiche».
Scelte di qualità. «Vorrei rivolgere un invito particolare agli amministratori abruzzesi a curare la qualità nelle progettazioni e degli interventi. Un invito a fare cose belle, che non significa sempre cose particolarmente costose, ma, invece, cose ben fatte, legate alla nostra tradizione e alla nostra cultura». Marini su questo punto ha insistito ricordando che lo sviluppo passa attraverso la realizzazione di opere e infrastrutture: «Ma è chiaro che dobbiamo fare tutto questo con una nuova qualità, alzando la soglia culturale dei progetti e degli interventi». Un importante passaggio sulle difficoltà economiche. La crisi. E chi per questo ha perso il lavoro. Per loro «occorre dare risposte moderne e non assistenzialiste». Sui segnali di ripresa e di tenuta delle piccole e medie imprese Marini indica la strada del «potenziamento» e del «sostegno», attraverso l'aumento «della qualità dei processi e dei prodotti». «Favorendo investimenti nella ricerca». Puntando «a più stretti collegamenti con le università abruzzesi». Infine, il messaggio forte. «La scommessa più grande», «sostenere la creazione di valore economico nelle aree interne, nei piccoli comuni, riproponendo in modo moderno e qualificato quelle peculiarità, quelle tipicità delle quali si avverte una domanda crescente». In particolare Marini indica nel bacino Romano una delle risorse per l'Abruzzo interno. Del suo turismo. Del suo patrimonio storico, architettonico e il suo straordinario ambiente. Poi il commiato, a metà tra la politica e il sentimento: «Facciamo partire dall'Abruzzo una stagione nuova per tutto il Paese». In che modo? Giocando la carta migliore. «L'Abruzzo è una terra di sobrietà e di valori profondi, di legami sociali veri». Si riparte da qui per costruire il futuro dagli uomini e le donne di una regione che vuole riprendere a crescere.
|
|
|
|
|